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Cassazione, è mobbing se il capo rimprovera con toni pesanti e davanti ai colleghi

La Sezione lavoro della Cassazione mette in guardia tutti i capi che rimproverano con "toni pesanti" e davanti ad altri colleghi un proprio dipendente. Con questi tipi di rimproveri si rischia una condanna per mobbing.

Con la sentenza n. 6907, infatti, è stata confermata la condanna per mobbing nei confronti di un'azienda milanese. Una dirigente dell'azienda aveva disposto per mesi una serie di sanzioni disciplinari verso una dipendente, Anna D., poi licenziata.

Anna D., che aveva lavorato nell'azienda per 12 anni, ha deciso di intentare una causa per mobbing. Il giudice di primo grado e la Corte di appello di Milano le hanno riconosciuto i danni condannando l'azienda al risarcimento di 9.500 euro, in quanto considerati "eccessivi" sia i provvedimenti disciplinari sia il licenziamento.

La Cassazione ha confermato la sentenza di primo grado definendola "ampia, precisa, puntuale e del tutto logica e convincente". Secondo i giudici di Appello era chiaro come il "clima aziendale nei confronti della signora Anna fosse stato pesante, dato che i rimproveri orali da parte dei superiori venivano effettuati adottando toni pesanti ed in modo tale che potessero essere uditi dagli altri colleghi di lavoro".

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