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Cassazione, niente licenziamento per chi dice al capo: "Chi c... ti credi di essere"

La Cassazione ha definito illegittimo il licenziamento di un uomo che ha detto al suo superiore: "Chi c... ti credi di essere, se sei un uomo esci fuori, non ti faccio campare più tranquillo". Con la sentenza 6569 la Suprema corte ha convalidato la decisione della Corte di appello di Napoli che aveva respinto il licenziamento di un addetto di una clinica privata che, davanti ad altri colleghi, aveva reagito a un rimprovero dell'amministratore della società datrice di lavoro.

Nella sentenza della sezione lavoro si legge: "Le espressioni irriguardose andavano valutate nel complessivo contesto in cui erano state pronunciate, caratterizzato da un alterco intervenuto tra i due". Secondo la Corte, dunque, l'espressione è da ritenere "effetto di una reazione emotiva e istintiva del lavoratore ai rimproveri ricevuti, con ciò escludendone l'ascrivibilità ad un'ipotesi di vera e propria insubordinazione e, comunque, la particolare gravità contrattulamente richiesta per potersi fare applicazione della sanzione espulsiva".

Secondo quanto spiegato dalla clinica per due giorni consecutivi l'uomo, che doveva portare con un carrello le stoviglie per il vitto dei pazienti, per portare tutto in un solo giro aveva rotto tutti i piatti e i bicchieri. Il terzo giorno, inoltre, aveva fatto sbattere il carrello contro le bombole d'ossigeno. A quel punto l'amministratore delegato ha deciso di rimproverarlo, ma l'addetto ha reagito rispondendo in modo irriguardoso. Il caso sarà tuttavia riesaminato dalla Corte di appello.

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