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Centri massaggi hot a Bologna: sequestri, denunce e un arresto per prostituzione minorile

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Un giro illecito di affari, con al centro lo sfruttamento della prostituzione anche minorile, è stato sgominato dalle forze dell’ordine a Bologna, dopo mesi di lavoro investigativo finalizzato ad assicurare alla giustizia i responsabili dei vari reati identificati, con prove certe ed un raggio di azione delle indagini destinato ad allargarsi.

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Nel mirino degli inquirenti, da mesi, erano finiti i gestori di due centri massaggi adibiti part time a case di appuntamento grazie alla particolare formula adottata dai titolari delle attività finite sotto la lente dei magistrati bolognesi: le testimonianze spontanee di diverse ragazze, alcune delle quali di età inferiore ai diciotto anni ma tutte straniere, hanno dato il via all’inchiesta, culminata nell’arresto di un 44enne palermitano e nella denuncia a piede libero una donna di nazionalità rumena.

Gravi i capi d’accusa accumulati dall’uomo, individuato come il vertice dell’organizzazione che riforniva i clienti dei centri massaggi di giovanissime escort, sottoposte a sfruttamento sessuale e costrette a fornire al loro “principale” prestazioni di prova prima di accedere all’umiliante lavoro nell’istituto di bellezza.

(Centri massaggi adibiti a case d'appuntamento: il video della Polizia)

In particolare, sembra che vi fosse un sistema ben collaudato che permetteva un continuo ricambio delle ragazze offerte alla clientela, con fasce di prezzo diversificate a seconda del trattamento effettuato (masturbazione e rapporti orali gli optional forniti dalle massaggiatrici a luci rosse).

Secondo quanto è stato accertato dagli inquirenti, sia all’interno del Rosy Relax di via del Gomito a Bologna che tra le mura del Paradiso del Benessere di Bargellino di Calderara di Reno, l’esercizio della prostituzione era la regola e garantiva ai gestori degli istituti lauto guadagni, peraltro distribuiti solo in minima parte alle schiave del sesso ingaggiate per i massaggi hard.

Il pubblico ministero Maria Gabriella Tavano prima e il gip Bruno Giangiacomo nella fase decisiva delle indagini hanno scoperto che una percentuale alta delle lavoratrici svolgeva la propria attività in nero, con l’aggravante che tra le persone identificate figuravano alcune minorenni.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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