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Chiusura Cocoricò, parla il proprietario De Meis: "Centinaia di famiglie senza lavoro, vince l'ipocrisia. Ho le soluzioni"

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di Simone Rausi

Lo scandalo che ha travolto il Cocoricò dopo la morte del sedicenne per droga si è finalizzato nella chiusura dello storico locale. Una decisione destinata a far scalpore che lasciato senza parole migliaia di clienti e, naturalmente, la dirigenza. Di parole oggi ne ha spese parecchie Fabrizio De Meis, amministratore delegato del Cocoricò che, in una conferenza stampa tenuta all’Hotel La Griffe di Roma, ha spiegato le sue ragioni e ha avanzato le sue soluzioni.

Cocoricò chiuso dopo la morte del 16enne per ecstasy

Il Cocoricò chiude e non riapre” afferma lapidario De Meis. “Noi faremo di tutto per evitare che questo avvenga e intraprenderemo una battaglia legale nella speranza che il Tar a cui faremo ricorso ci dia ragione”. Ma i tempi della burocrazia italiana sono quelli che sono e la chiusura del Cocoricò anche solo per un mese nel clou della stagione estiva significa decretare il tracollo di un’ azienda. “Questa chiusura significa perdere metà del fatturato dell’intero anno” dice De Meis. “Il Cocoricò fa parte di un gruppo di aziende importantissimo che lavora in tanti altri settori come il turismo. Le aziende che fanno parte del nostro gruppo danno da mangiare a 200 famiglie. Cosa ne sarà di tante di queste famiglie a partire da oggi? E per che scopo poi? Il Cocoricò può anche chiudere e le cosceneze sono salve, e poi? Siamo sicuri che non morirà nessun altro ragazzo? Non c’è un drogato in meno, non si è risolto il problema, abbiamo dato da mangiare solo all’ipocrisia!”.

De Meis ha spiegato come lo storico locale, simbolo della trasgressione degli anni ’80, abbia da sempre attuato la politica del pugno duro contro le droghe.Siamo la sedicesima discoteca nel mondo, la settima per numero di fan. Siamo anche la discoteca che da sempre dà la caccia agli spacciatori. Siamo stati il primo locale italiano con un sistema di videosorveglianza esterna e interna da 50 telecamere. Abbiamo lanciato centinaia di messaggi e campagne sul divertimento responsabile e sul fatto che la droga uccide. Nella giornata nazionale contro la droga facciamo una festa a San Patrignano e il Questore e le Forze dell’ordine riconoscono da sempre una collaborazione da parte del locale. La soluzione non è abbassare le saracinesche ma sfruttare il Cocoricò per fare qualcosa di attivo”. De Meis chiede aiuto e sostegno da parte delle istituzioni e ironizza sui Giovanardi di turno che festeggiano alla notizia della chiusura. “I fatti avvenuti da noi si ripeteranno da altre parti. Sono il primo proprietario di locale che fa delle proposte. Voglio essere ascoltato”.

La conferenza di De Meis dello scorso 25 Luglio

Tra le proposte di De Meis c’è perfino uno screening anti droga da effettuare all’entrata. Anche a costo di perdere tanti clienti. “La droga arriva da fuori, noi vogliamo evitare che entri”. L’amministratore delegato del locale sottolinea infine come il Cocoritò sia divenuto il capro espiatorio di una situazione generalizzata: “Il ragazzo che rischia di perdere il fegato per l’assunzione di droga aveva dichiarato di essere stato al Cocoritò, si alzò un polverone. Quando poi venne fuori che assunse l’ecstacy a un festival di Torino la notizia si sgonfiò in fretta”.

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