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Cinesi guadagnano 2mila euro al mese con i selfie

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di Simone Rausi

Lo chiamano il contrabbando del lusso ma dietro questo accattivante nomignolo si cela molto ma molto di più. I protagonisti delle strane compravendite di cui tra poco parleremo sono cinesi residenti in Italia. A “lavorare” con loro, spesso anche consapevolmente, sono le boutique più lussuose di via Montenapoleone. Ma andiamo con ordine...

Cina: una città fantasma appare in cielo

Tra i giovani ragazzi cinesi tra i 20 e i 35 anni (questo più o meno il range d’età) si sta diffondendo una nuova professione: il buyer del lusso. A raccontarlo è il sito del Corriere che con una mini inchiesta indaga a fondo su questo nuovo mercato. Funziona così: dalla Cina, un cliente, contatta il ragazzo cinese che vive in Italia per farsi spedire qualche pregiato prodotto occidentale: borse, vestiti, scarpe, accessori. Lo fa perché alcuni pezzi non arrivano mai in Oriente o perché i prezzi della merce italiana, in quel di Pechino, possono essere anche triplicati. Il ragazzo o la ragazza cinese si presta ma, in cambio, chiede centinaia di euro.

Il buyer entra nel negozio, si porta in camerino decine di abiti, si fa dei selfie che invia alle clienti con WeChat e attende il parere. “Cambia colore”, “fammi vedere qualcos’altro”, “non c’è più corto?”. Si va avanti così finchè non si trova il pezzo giusto. Poi la cliente invia dei soldi con Alipay (simile a Paypal), il buyer paga, fa il pacco e spedisce. Si va avanti così tutto il giorno, tutti i giorni. “La vita del buyer è dura: trascorre la giornata a indossare e a fotografare modelli, assecondando clienti esigenti” racconta una ragazza cinese al Corriere. “La maggioranza dei connazionali che conosco a Milano fanno i buyer. Hanno tra i 20 e i 35 anni […], l’attività è proficua, conosco studentesse che guadagnano 2mila euro al mese”. E i negozi del lusso come si comportano?

Buona parte dei titolari ne è consapevole ma ci sono tre diverse policy di comportamento. C’è chi li accoglie a braccia aperte (“Sono clienti che spendono molti soldi”) e chi non si fida (“Vengono per replicare i vestiti”). Infine la terza linea di pensiero, quella più “alta”. Alcuni negozianti concedono solo un limitato numero di acquisti: “Se il bene di lusso ce l’hanno tutti smette di essere un lusso”.

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