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Cognome materno ai figli: la Corte Europea condanna l'Italia e dà ragione a Luigi e Alessandra. "E' ora di cambiare"

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di Simone Rausi

I figli possono anzi, devono, poter avere il diritto di prendere il cognome della madre. Nessun verbo “morbido” quando ci si mette di mezzo la Corte Europea, la stessa che ha condannato l’Italia perché rea di aver violato i diritti di una coppia. Loro si chiamano Luigi Fazzo e Alessandra Cusan mentre la figlia Margherita, il cui cognome è la pietra del contendere, è una ragazza di quattordici anni.

Il Cognome si può scegliere a 18 anni.

Nata il 26 Aprile del 1999, Margherita Fazzo non ha potuto chiamarsi Margherita Cusan. Lo Stato Italiano, infatti, ha impedito ai genitori di registrare all’anagrafe la figlia con il cognome materno. La coppia, che già all’epoca aveva fatto ricorso, è poi volata fino a Strasburgo dove la Corte gli ha riconosciuto ogni ragione. L’Italia – secondo la Corte – ha violato il diritto di non discriminazione tra i coniugi.

“Se la regola stabilisce che ai figli legittimi sia attribuito il cognome del padre può rivelarsi necessaria nella pratica, e non è necessariamente una violazione della convenzione europea dei diritti umani, l'inesistenza di una deroga a questa regola nel momento dell'iscrizione all'anagrafe di un nuovo nato è eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne. L’Italia deve adottare riforme legislative o di altra natura per rimediare alla violazione riscontrata” dice la Corte.

La sentenza dei coniugi Fazzo-Cusan sarà definitiva entro tre mesi. Non è comunque la prima volta che il cognome della madre entra nel dibattito sociale. Già nel 2000 si era paventata la possibilità di aggiungere al nome paterno anche quello materno. Un’ipotesi comunque insufficiente per la Corte perché non servirebbe comunque a garantire l’eguaglianza tra i coniugi. La legge va cambiata.

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