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Com'è morta Yara Gambirasio? Seviziata e abbbandonata al freddo: Bossetti ha agito con crudeltà

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Com'è morta Yara Gambirasio? Gli inquirenti e le forze dell'ordine al lavoro su questo spinoso caso di cronaca nera se lo sono chiesti per quattro anni, cercando di ricostruire la dinamica di un omicidio che ha sconvolto l'opinione pubblica. Ora quella domanda sembrerebbe avere una risposta: con il fermo del presunto killer di Yara, l'operaio 44enne Massimo Giuseppe Bossetti, è stato formulato un preciso capo d'accusa da parte dei pm della Procura di Bergamo titolari del fascicolo d'indagine, con una ricostruzione di quanto avvenuto a Brembate di Sopra la notte del delitto.

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Bossetti, che ha negato tutte le accuse ma si è anche avvalso della facoltà di non rispondere sia dopo il fermo che davanti al pm, è formalmente indagato per omicidio aggravato con l’aggravante della crudeltà: questa l'ipotesi di reato formulata dalla Procura sulla base delle prove raccolte in quattro anni di indagini. I pubblici ministeri accusano l'uomo di "aver adoperato sevizie e di aver agito con crudeltà" nei confronti della vittima.

Nel documento di richiesta di convalida del fermo si legge che l'indagato Bossetti ha colpito la ragazza "con tre colpi al capo e con plurime coltellate in diverse regioni del corpo", per poi scappare "abbandonandola agonizzante in un campo isolato ne cagionava la morte". Ferita dal suo aguzzino, Yara è stata lasciata morire di freddo e stenti: quanto riportato nel capo d'imputazione corrisponde ai dati emersi dall'autopsia sul corpo della vittima, che stabilì la morte di Yara come successiva alle ferite inferte al suo aggressore. "La morte era da ricondurre agli effetti concausali dell’ipotermia e delle lesioni da arma bianca e contusiva – scrivono oggi i pm - Il cadavere presentava segni di lesività contusiva al capo e segni di almeno otto lesioni da taglio e una da punta e taglio in varie parti del corpo".

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Scomparsa il 26 novembre 2010 all'uscita dalla palestra di Brembate, Yara Gambirasi è stata ritrovata tre mesi dopo in un campo a Chignolo d’Isola, ad una decina di chilometri dal paese. Secondo l'autopsia la ragazza è stata uccisa sul posto: il suo aguzzino ha lasciato una traccia di Dna sugli sleep tagliati e sui leggins della ragazza, una macchia di sangue dalla quale è partita una complessa indagine sui cittadini di Brembate e dintorni fino all'individuazione di Bossetti. Il suo profilo genetico corrisponde 99,99999987% con quello rintracciato sugli indumenti di Yara, dato che consente "di stabilirne con sostanziale assoluta certezza la compatibilità". Ma l'uomo potrebbe non aver agito da solo, anche su questo bisognerà fal luce in sede processuale. Contro Bossetti, che fa il muratore a Mapello, ci sono poi le "polveri riconducibili a calce" rinvenute sul corpo di Yara e sugli indumenti, nonché "a livello dell’albero bronchiale".

Mentre il fermo di Bossetti è diventato un caso politico per l'annuncio via Twitter del ministro dell'Interno Alfano, gli inquirenti invitano ad agire con cautela in questa delicatissima fase dell'indagine. Sotto la lente d'ingrandimento c'è la vita privata di Bossetti, le sue frequentazioni, gli spostamenti intorno alla villetta dove la giovane viveva con la famiglia e la palestra di via Locatelli in cui si allenava. Dal caffé al solarium, gli agenti stanno battendo tutti gli esercizi commerciali della zona che Bossetti ha frequentato in questi anni, raccogliendo testimonianze e indizi.

Anche il nuovo interrogatorio da parte del pm Letizia Ruggeri ha visto l'indagato avvalersi della facoltà di non rispondere: sarà dunque rinviato l'interrogatorio per la convalida del fermo davanti al gip Bergamo Ezia Maccora, che avrebbe chiesto ulteriori accertamenti alla Procura. Un silenzio prolungato, quello di Bossetti, che difficilmente potrà continuare "così per lungo tempo", ha dichiarato il procuratore generale di Brescia, Pier Luigi Maria Dell’Osso, convinto che il caso sia arrivato ala svolta definitiva.

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