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Cristina Berardi e il necrologio al suo rapitore

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Un necrologio per il proprio rapitore. E' quanto accaduto in Sardegna. Nel 1987, quando aveva 25 anni, Cristina Berardi venne rapita a Villagrande. Quella dell'insegnante, figlia del presidente dell'Associazione degli Industriali di Nuoro, fu una prigionia durata quattro mesi. A rapirla Gianfranco Ara, telefonista dell'Anonima sequestri. Il corpo di Ara, 51 anni, è stato trovato senza vita sabato sera a Nuoro da un passante sulla scalinata che costeggia l'anfiteatro. Secondo il medico legale Ara è deceduto per morte naturale, il magistrato ha tuttavia disposto anche l'autopsia.

Saputa la notizia della morte del suo rapitore Gianfranco Ara, Cristina Berardi ha voluto scrivere un necrologio che è stato pubblicato sul quotidiano La Nuova Sardegna: 'Cristina Berardi è vicina a Maria Grazia e Tina per la tragica scomparsa del fratello Gianfranco con profondo rispetto e affetto'.

In molti hanno parlato di perdono, ma la Berardi, come si legge sul quotidiano Il Corriere della Sera, ha voluto precisare: 'Ma quale perdono... Lui è una cosa, le sorelle un'altra. Loro sono persone perbene e sensibili. Conosco Tina da 15 anni, è insegnante e io lavoro in biblioteca, nello stesso circolo didattico. E Maria Grazia è alla biblioteca Satta. Il necrologio l'ho fatto per loro, non per lui'.

E a proposito di Gianfranco Ara, che faceva parte della banda dei suoi rapitori, ha detto: 'Lo conoscevo di faccia, Nuoro è una città piccola, forse l'ho visto da lontano qualche volta, ma non gli ho mai parlato. Nel rapimento ha avuto un ruolo di secondo piano; è una cosa grave e non lo giustifico: si è rovinato da solo. Quando ho saputo che era morto e ho letto che lo definivano ancora 'sequestratore' non ho pensato a lui, ma al dolore della madre, della famiglia. E soprattutto alle sorelle che lo piangono. Le conosco, le stimo: come potevo non essere vicina a loro con affetto?'. Aggiungendo: 'Ha sbagliato, ma ha anche pagato; nessun altro è finito in carcere fra quelli che mi hanno sequestrato. Il problema del perdono non me lo sono mai messa e così pure quello dell'astio. Non sono un giudice: non assolvo e non condanno'.

Gianfranco Ara venne arrestato perché sorpreso in una cabina telefonica mentre chiamava la famiglia Berardi. Condannato a 28 anni di reclusione dal Tribunale di Lanusei, dal carcere non tradì mai i suoi complici. Venne scarcerato tre anni fa.

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