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Da anni l'Italia fornisce armi ed equipaggiamenti bellici all'Iran

Come un Giano bifronte l'Italia da una parte si allinea col blocco americano-occidentale contro lo "stato canaglia" iraniano, dall'altra fornisce ai pasdaran armi ed equipaggiamenti sofisticatissimi. Lo rivela un'inchiesta de l'Espresso in questi giorni in edicola. Ecco quindi il marchio "Iveco" (in bella vista su giganteschi camion portamissili) sfilare davanti ad Ahmadinejah durante la parata per celebrare la rivoluzione islamica, le velocissime imbarcazioni (i "levrieri") usate dalla nostrana guardia di finanza per contrastare i contrabbandieri sfrecciare nelle acque del Golfo, i componenti per progetti nucleari e missilistici passati dalla nebbiosa padania all'arido deserto.

L'inchiesta è molto circostanziata e rivela come l'Iran sia stato una vera gallina dalle uova d'oro per molte aziende nostrane, che lecitamente o meno, sottobanco o alla luce del sole hanno fornito per anni equipaggiamenti militari alla Repubblica islamica. Persino il Cnr finanziava ricerche congiunte per sviluppare super diesel con gli atenei di Teheran.

Tutto è cambiato a partire dalla caduta di Saddam Hussein, quando gli americani hanno iniziato a fare forti pressioni sul governo (all'epoca Berlusconi) perchè il flusso armi/denaro Italia/Iran (si parla di 5.179 milioni di euro nel 2005, saliti a 5.718 nel 2006) cessasse. Il risultato è stato che gli affari condotti alla luce del sole sono effettivamente cessati, ma sono continuati più floridi che mai quelli più occulti e difficili da individuare. Per esempio quelli portati avanti dalla filiale romana della Sepah Bank, attraverso la quale attraverso la quale è transitato quasi tutto lo shopping militare iraniano in Europa. Dopo la vittoria di Ahmadinejah le cose si sono ancora inasprite, ed è diventato effettivamente difficile per Teheran portare avanti il suo piano di acquisti bellici in Europa.

Ciononostante ci sono settori in cui i controlli sono scarsi e comunque difficili, come quello delle cosiddette tecnologie dual-use, componenti e apparecchi che possono servire per tradizionali centrali elettriche o per letali centrifughe che arricchiscono l'uranio. In questi casi, anche se le merci vengono intercettate, come qualche volta avviene (in genere a seguito di controlli contro l'evasione fiscale e il riciclaggio) l'impunità è quasi garantita a causa dell'impossibilità di dimostrare gli scopi "illeciti" della merce.

Il paradosso? Le stesse ditte che producono gli armamenti (per esempio la Isotta Fraschini che produce i motori per le barche superveloci) forniscono equipaggiamenti anche a chi tali armamenti li deve disinnescare. Come dire, un circolo vizioso ma assai redditizio!

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