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"Da Berlusconi mai soldi a Lavitola": Ghedini smentisce l'estorsione

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Dopo l'ipotesi di estorsione ai danni di Silvio Berlusconi avanzata dalla Procura di Palermo per Marcello Dell'Utri, un'analoga accusa è stata mossa a carico del faccendiere napoletano Walter Lavitola. Secondo i pm di Napoli Curcio, Woodcock e Piscitelli, l'ex editore del quotidiano L'Avanti avrebbe ricattato il Cavaliere chiedendo cinque milioni di euro in cambio del silenzio su fatti e circostanze compromettenti.

Dell'Utri accusato di estorsione a Berlusconi

Una nuova ordinanza di custodia cautelare per estorsione aggravata ha dunque raggiunto Lavitola, già detenuto nel carcere di Poggioreale per irregolarità in merito alla legge sui finanziamenti all'editoria, ma i legali dell'ex premier Berlusconi hanno subito diffuso una secca smentita in merito all'ipotesi di un ricatto ai suoi danni. "In relazione agli articoli concernenti un’ipotesi estorsiva commessa ai danni del Presidente Berlusconi - fanno sapere con una nota ufficiale Longo e Ghedini - si deve precisare che mai alcuna somma è stata erogata al dott. Lavitola o a suoi incaricati. Del resto non vi era alcun motivo per farlo non essendovi il benché minimo argomento con il quale Lavitola potesse esercitare pressioni nei confronti del Presidente Berlusconi. Desta altresì grande stupore l’ipotesi di indagare l’avvocato Sammarco che proprio a tenore di quanto si legge, si sarebbe limitato a esercitare i poteri e i doveri di difensore".

Il comunicato dei legali di Berlusconi punta dunque a smontare punto per punto le ipotesi dei pm riportate dagli organi di stampa con dovizia di particolari a seguito alla una nuova ordinanza d'arresto emessa dal gip per Lavitola. L'ingente somma di denaro in questione, secondo gli inquirenti, sarebbe stata chiesta per conto di Lavitola, all'epoca latitante in Brasile, da Carmelo Pintabona, esponente dell'Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo e presidente dell'associazione Siciliani in SudAmenrica, arrestato a Palermo dalla Guardia di Finanza con la stessa accusa di estorsione. Il passaggio del comunicato ufficiale di Longo e Ghedini relativo all'avvocato Sammarco si riferisce invece alle presunte responsabilità del legale, finito nell'inchiesta con l'accusa di induzione a non rendere dichiarazioni ai magistrati. Organizzando un viaggio in Argentina, infatti, secondo i pm avrebbe cercato di contattare Lavitola per concordare con lui una versione da rendere alle autorità che fosse meno dannosa possibile per l'allora premier Berlusconi. Eventualità che, secondo Longo e Ghedini è da relegare alla mera attività di tutela degli interessi del suo assistito Berlusconi

Se per Ghedini e Longo non c'è alcun motivo per il quale Berlusconi possa subire un ricatto da Lavitola, i magistrati di Napoli non sono dello stesso avviso. Secondo loro, infatti, il faccendiere avrebbe minacciato di rivelare particolari compromettenti in merito agli affari e alla turbolenta vita privata dell'allora premier, già sotto la lente d'ingrandimento nell'ambito del caso Tarantini (l'imprenditore della sanità pugliese che utilizzava le escort per ottenere favori politici). Gli investigatori hanno trovato una missiva in cui Lavitola propone a Berlusconi una sua versione dei fatti da riferire alla magistratura, invitandolo se necessario a modificare il testo, più la fotocopia di un biglietto aereo di rientro da Buenos Aires accompagnata dal messaggio "Ti spacco il c…", che sarebbe stato inviato via mail da Lavitola a Berlusconi.

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