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De Falco trasferito in ufficio, la rabbia del capitano coraggioso: "Schettino promosso, io punito"

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Non ci sta ad essere declassato per ragioni ancora poco chiare Gregorio De Falco, servitore dello Stato ligio al dovere ma pronto a lasciare la divisa nel caso in cui la decisione annunciata dalla Capitaneria di porto di Livorno venga portata ad esecuzione nei tempi previsti.

Gregorio De Falco salva un disperso all’Isola del Giglio: impresa del Capitano di fregata

L’assegnazione ad un ufficio amministrativo, dopo un lungo periodo di servizio nel settore operativo e soprattutto a distanza di neanche 3 anni dal famoso episodio del rimprovero a Schettino durante l’incidente del Giglio, rischia di allontanare per sempre dalla Marina il 50enne militare passato alla storia per l’energico tentativo di convincere il comandante della Concordia a tornare a bordo della nave da crociera che stava affondando.

“Credo di avere maturato una professionalità argomenta De Falco nell’intervista a Repubblica incentrata sull’inatteso provvedimento preso dai suoi superiori in merito alla destinazione del capitano di fregata ad altri compiti dal prossimo 28 settembre, aggiungendo di voler prendere in considerazione decisioni drastiche perché “amareggiato” dalla comunicazione appena ricevuta.

(De Falco contro Schettino, la prima telefonata dopo l’incidente della Costa Concordia)

La Direzione Marittima di Livorno aveva evidentemente programmato una riorganizzazione degli uffici sulla base di esigenze operative e disponibilità del momento, ma tali criteri sfuggono alla comprensione del diretto interessato, o meglio appaiono discutibili in quanto sganciati dai meriti acquisiti sul campo da uno degli uomini più validi del suo organigramma locale.

“Sono stato chiamato dal comandante Faraone racconta Gregorio De Falco al cronista di Repubblica, lasciandosi andare ad un piccolo sfogo riassunto nelle parole “sto riflettendo su molte cose, comprese le stellette che ho addosso”.

Sullo sfondo, l’inaccettabile “promozione” di Francesco Schettino nelle vesti di professore universitario (sebbene per un giorno) alla Sapienza di Roma e l’immagine di un’Italia ingrata quando non ostile rispetto ai suoi “eroi civili” votati al sacrificio per il bene comune.

Il dubbio legittimo di De Falco è di aver “pagato per quanto fatto la notte della Concordia, ovvero di essersi esposto troppo facendo fino in fondo il proprio dovere: se fosse così, tutto ciò accrediterebbe la tesi di chi sostiene, non da oggi, che per questo Paese non c’è davvero più speranza.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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