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De Niro "padrino" di New York?

Il post 11 settembre per New York e specialmente per le aree più vicine alle torri gemelle, la cosiddetta "downtown", è stato un periodo difficile: niente più gente per le strade, esercizi commerciali che chiudevano, una sensazione generalizzata di malinconia e sconforto...per la ricostruzione e promozione delle aree disastrate sono stati stanziati fondi assai generosi, ovviamente esentasse. E chi ha fatto incetta dei fondi governativi? Il - finanziariamente parlando - "toro scatenato" Robert de Niro, il quale in pochi anni ha costruito un vero e proprio impero sulle sponde dell'Hudson, scatenando alla fine le ire dei residenti e degli imprenditori della zona, ma anche di agenzie di vigilanza sull'utilizzo dei fondi governativi come Good Jobs New York: i primi lo accusano di appropriazione indebita del marchio di fabbrica "tribeca", i secondi di aver utilizzato i fondi non per sviluppare il quartiere ma per biechi, biechissimi motivi di profitto personale.

Andiamo con ordine: nel 1989 de Niro gira "Goodfellas" nelle strade di Tribeca e gli viene l'idea di convertire un vecchio magazzino in disuso nel "Tribeca Film Center", base del "Tribeca film festival". Dal 1990 al 1994 apre numerosi ristoranti in zona. Contemporaneamente e fino ai giorni nostri (tramite una società immobiliare che lo annovera nei panni di CEO) acquisisce in zona numerose proprietà immobiliari, che ristruttura e vende a prezzi stellari. Nel 1991 acquista un lotto di terreno fra Greenwich e N. Moore Streets. Nel 2003 con due partner si aggiudica 38.9 milioni di dollari esentasse di finanziamenti post 11 settembre e grazie a quelli ora si appresta a costruire in loco il suo nuovo progetto, il Greenwich hotel. Nel 2004 compra i Tribeca Cinemas (tre sale e due bar), nel 2006 alza il prezzo dei biglietti del Tribeca film festival da 12 a 18 dollari, tagliando in questo modo fuori molti dei residenti che avrebbero voluto gustarsi i film in programma. Infine in questi giorni si è scatenata una vasta polemica sull'ultimo progetto made in de Niro: un mega centro cultural-artistico sulle rive dell'Hudson (in un luogo utilizzato parte come parcheggio e parte come campo sportivo) definito dai critici come la "Las Vegas sull'Hudson".

In tutto ciò de Niro, tramite i suoi avvocati, ha scatenato feroci battaglie legali contro chiunque abbia osato utilizzare il nome "Tribeca" per progetti diversi dai suoi. Così a Chuck Harris, imprenditore da 30 anni presente nella zona, è toccato ricevere la lettera degli avvocati di de Niro, per aver utilizzato il nome Tribeca per il suo sito, tribeca.net, il cui scopo era dare uno spazio agli artisti per inserire online il loro lavoro. La stessa sorte è toccata alla gallerista Laurence Asseraf, il cui crimine era stato chiamare una rassegna di corti da lei organizzata il "Tribeca Underground Film Festival". "Pensa di poter apporre il copyright su un intero quartiere, come se possedesse i diritti su tutte le forme artistiche e di intrattenimento all'interno di Tribeca" ha dichiarato Chuck Harris riassumendo il sentire di molti. Naturalmente da parte di de Niro si sostiene come le operazioni condotte in porto dall'attore abbiano dato nuova luce e vigore al quartiere, che stava languendo nella sua desolazione post 11 settembre, il che è anche vero. Rimane comunque l'ombra dell'utilizzo dei fondi governativi, che sono stati sottratti senza farsi troppi scrupoli a chi ne avrebbe avuto veramente bisogno.

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