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Delitto di via Poma, Raniero Busco condannato a 24 anni

Dopo 20 anni e 25 udienze il delitto di via Poma ha un colpevole. Il suo nome è Raniero Busco, l'allora fidanzato di Simonetta Cesaroni uccisa con 29 coltellate il 7 agosto del 1990. Ieri la Terza Corte d'assise di Roma ha condannato Busco a 24 anni di carcere per omicidio volontario con l'aggravante della crudeltà.

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Alcune immagini relative al delitto di via Poma

La sentenza ha inoltre disposto la revoca della potestà genitoriale per Busco, padre di due gemelli di nove anni, il risarcimento per la sorella e la madre di Simonetta e per il Comune di Roma per il danno di immagine subito.

Busco, 46 anni, oggi tecnico di manutenzione dell'Alitalia, sposato con Roberta e padre di due gemelli, ha sussurrato alla moglie: 'E' ingiusto'. Alla lettura della sentenza un mormorio ha riempito l'aula, mentre i parenti dell'uomo hanno urlato 'no'. Per la mamma di Simonetta, invece, è stato il giorno del riscatto. Paola Cesaroni piangendo, al telefono, ha detto: 'Questa sentenza è la conferma della fiducia che non abbiamo mai perso nella giustizia, nelle istituzioni e nell'impegno dei pm in venti anni di lavoro'.

La sentenza letta ieri dal presidente della Corte Evelina Canale ha messo un punto su una vicenda lunga e complessa che in questi anni ha visto tanti presunti colpevoli. Dal portiere dello stabile di via Poma Pietrino Vanacore, morto suicida lo scorso marzo, al datore di lavoro di Simonetta, Salvatore Volponi, fino a Federico Valle, il nipote dell'architetto Cesare che abitava nel palazzo. Ma tanti dubbi sembrano esserci ancora.

Le indagini sul delitto di via Poma sono state riaperte nel 2004, quando i Ris hanno riesaminato i reperti, conservati per anni. Così nel 2007 Busco è rientrato ufficialmente nell'inchiesta ed è stato poi iscritto dalla Procura di Roma nel registro degli indagati. Il Dna trovato su un corpetto di Simonetta, la coincidenza della sua arcata dentaria con i segni di un morso trovato sul seno sinistro della vittima e macchie di sangue compatibile col suo trovate sulla porta dell'ufficio lo hanno condannato.

Dopo la lettura della sentenza Busco ha detto: 'Mi chiedo perché devo essere la vittima. Trovo tutto questo profondamente ingiusto. Dire che sono deluso è poco. Davvero non me l'aspettavo una sentenza del genere'. Ed il suo avvocato ha annunciato l'appello affermando: 'Per noi questa sentenza rappresenta una forte delusione. Forse accontenta qualcuno ma non il concetto di giustizia'.

E mentre la Terza Corte d'assise di Roma stabiliva la condanna, una lettera anonima è stata recapitata all'avvocato di parte civile del Comune di Roma Andrea Magnanelli. Nella breve missiva sono stati ricostruiti i momenti salienti dell'inchiesta gettando dubbi sulla colpevolezza di Busco e ricordando che il padre di Simonetta, Claudio, ha sostenuto che il colpevole era da ricercare tra i primi sospettati.

 (foto © LaPresse)

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