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Delitto Meredith: Cassazione annulla le assoluzioni di Amanda Knox e Raffaele Sollecito

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La Cassazione si è pronunciata sul delitto di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Perugia il 1° novembre del 2007. L'atto finale di un procendimento giudiziario che in realtà riapre il processo, diventato anche un caso mediatico ricco di ribaltamenti e colpi di scena: la Suprema Corte ha annullato le assoluzioni in secondo grado per i due imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito, che dovranno tornare nuovamente davanti al giudice per rispondere dell'accusa di omicidio volontario.

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La Cassazione ha accolto il ricorso del procuratore generale con la richiesta di annullamento della sentenza di secondo grado, che assolveva Sollecito e Knox "perché il fatto non sussiste". Allo stesso tempo ha respinto il ricorso di Amanda Knox contro la condanna a tre anni di reclusione per calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, che la ragazza aveva accusato dell'omicidio di Meredith. Pena che peraltro la Knox ha già interamente scontato.

Entrambi assenti, gli imputati, alla lettura del dispositivo della sentenza di Cassazione: Amanda Knox è rimasta a Seattle, dove sta provando a ricostruirsi una vita, Raffaele Sollecito a Verona, dove sta proseguendo i suoi studi universitari in informatica. L'unico in prigione, a Viterbo, l'ivoriano Rudy Guedè, condannato con sentenza definitiva a 16 anni di carcere per concorso in omicidio: per la giustizia, almeno finora, è il solo colpevole accertato del delitto di Meredith. Lontani dall'aula di Tribunale anche i familiari della vittima, che sono rimasti a Londra in attesa della sentenza.

La Cassazione si è espressa sul verdetto di secondo grado che aveva assolto i due ex fidanzati Amanda e Raffaele per insussistenza di prove, impugnato dalla Procura generale che ha chiesto un nuovo processo d'appello. I giudici della Suprema Corte sono stati chiamati a giudicare non il merito della sentenza, ma la regolarità del dibattimento, un processo indiziario a colpi di perizie che ha portato al capovolgimento della prima sentenza di condanna.

Amanda e Raffaele, in primo grado, erano stati giudicati colpevoli di omicidio e violenza sessuale, condannati rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere. Ad inchiodare Sollecito alla scena del delitto erano state le tracce di Dna sull'arma del delitto e le tracce genetiche sul reggiseno della vittima. Per l'accusa si era trattato di un processo d'impeto, cui avrebbero concorso sia la Knox, coinquilina della vittima, sia il fidanzato Sollecito, insieme a Rudy Guedè. Poi era arrivata l'assoluzione in secondo grado nell'ottobre 2011: la sentenza era stata capovolta sulla base di un'indagine forense indipendente ordinata dalla corte d'appello, le cui risultanze giudicavano inaffidabili molte delle prove del dna che inchiodavano Amanda e Raffaele.

L'assoluzione dei due imputati era stata impugnata dalla Procura di Perugia. Nella sua requisitoria, il procuratore generale della Cassazione, Luigi Riello, aveva espresso critiche durissime ai giudici d'appello, contestandone gli errori e l'illogicità dell'operato e chiedendo che il caso fosse riaperto: "In questo processo il giudice di merito ha smarrito la bussola (...) Ci sono tutti i presupposti perché non cali il sipario su un delitto sconvolgente di cui per ora resta come unico condannato Rudy Guedè". Attesa per lunedì sera, la sentenza della Cassazione è arrivata martedì mattina. Il nuovo processo d'appello per Raffaele Sollecito e Amanda Knox si terrà a Firenze.

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