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Di Pietro e le "opoli" d'Italia

Intervistato da Vittorio Zincone per "Corriere della Sera Magazine", Antonio di Pietro, il padre di quello che fu il maggiore scandalo degli anni '90, Tangentopoli, parla dell'ultimo "opoli", che sta occupando le pagine dei giornali in questi giorni. "Vallettopoli è l’aspetto più spettacolare di un fenomeno di degenerazione del potere fine a se stesso. Bisogna distinguere caso per caso: c’è l’estorsione, lo sfruttamento della prostituzione e purtroppo.. ci sono anche tanti casi di decadimento morale di giovani donne che si svendono per un successo effimero" e poi aggiunge "mi pare che gli scandali finanziari e bancopoli siano fatti ben più gravi."

Cosa è cambiato a 15 anni da Tangentopoli? "Non c’è nulla di nuovo sotto il sole: la Prima Repubblica, nella struttura dei rapporti tra politica e affari, non è finita. Anzi, si è ingegnerizzata. Solo che, oggi, fatti riprovevoli non sono più penalmente rilevanti. Manca la forza morale di chi fa le leggi". Di Pietro sostiene che i condannati in via definitiva non debbano essere candidati ad alcuna carica elettiva, compresi gli ex terroristi. (Di Pietro si riferisce a Sergio D'Elia della Rosa nel Pugno, ma anche a coloro che inneggiano con gli slogan come "0, 100, 1000 Nassiriya) E aggiunge che, anche cambiando la Costituzione, si dovrebbe introdurre la norma anti-voltagabbana: "chi cambia schieramento e tradisce il rapporto con i cittadini deve rimettere il mandato". Potrebbe essere il caso del senatore Sergio De Gregorio, eletto con L'Italia dei Valori e poi passato al Polo: "A De Gregorio, che è come Giuda, è inutile chiederlo. Non ha sufficiente senso della responsabilità" Ma non tutti i politici sono voltagabbana: "Le faccio i nomi di chi apprezzo: Dario Franceschini, Enrico Letta, Pierluigi Bersani, Giuseppe Lumia"

Il discorso si sposta su Internet, con il quale l'ex-magistrato dimostra di avere una certa familiarità. Oltre al blog www.antoniodipietro.it, Di Pietro pubblica su Youtube i bollettini con i resoconti di quello che succede durante il consiglio dei ministri e ancora ha una propria area in Second Life, il sito che dà la possibilità di crearsi una seconda identità "virtuale", con la quale entrare in contatto con gli altri internauti. Nel caso di Di Pietro, gli internatuti si sono trasformati in manifestanti virtuali, ma agguerriti, pronti a protestarlo anche dal web.

Il giornalista butta sul tavolo anche le malevoci sul figlio Cristiano, poliziotto, contestato per essere riuscito ad ottenere l'ambito avvicinamento vicino a casa: "Mio figlio ha una moglie che non lavora e tre gemelli. Ha 15 anni di servizio e ne ha dovuti aspettare 4 più del normale per avvicinarsi un minimo al suo paese d’origine". Le polemiche sono scoppiate anche quando Cristiano, consigliere comunale del suo comune, si è presentato di fronte al padre per chiedergli di perorare la causa paesaggistica contro il parco eolico in progetto in Molise. Di Pietro ha risposto: "È venuto in quanto consigliere. Non ha chiesto nulla per sé. Non si tratta di nepotismo"

L'intervista prosegue con tante altre interessanti domande e ovviamente non poteva mancare un'accenno alle vicende che hanno legato i nomi di Sircana e Lapo Elkann ai trans, alla domanda se si tratti di una moda, Di Pietro risponde "Semmai è libertà. Io considero un grave atto di arretratezza culturale il voler censurare quel che fanno gli altri sotto le lenzuola"

Ecco uno degli ultimi video di Di Pietro pubblicati su Youtube. Tema: le politiche abitative.


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