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Dna umano brevettato: arriva il "no" della Corte Suprema USA

Dagli USA arriva una sentenza che osservatori e addetti ai lavori hanno definito "decisiva" nella storia della medicina molecolare: la Corte Suprema americana ha infatti detto no alla possibilità di brevettare il Dna umano. Il verdetto chiude la spinosa vicenda Myriad Genetics, portata in tribunale da diverse associazioni di medici e pazienti proprio per avere brevettato i due geni Brca1 e Brca2, la cui mutazione fa aumentare di decine di volte il rischio di ammalarsi di cancro al seno e alle ovaie. Una 'proprietà' che ha permesso all'azienda di vendere a caro prezzo (circa 3.000 dollari) il test per accertare la presenza di dette anomalie, arricchendosi a spese del milione di donne che fino a oggi ha scelto di sottoporsi all'esame, lo stesso che ha convinto Angelina Jolie a decidere per la doppia mastectomia.

I nove 'saggi' della Corte Suprema hanno votato all'unanimità, ma se in linea teorica la loro sentenza è chiara, non altrettanto si può dire a livello pratico e applicativo. Il verdetto infatti stabilisce che non è possibile brevettare geni umani naturali, cioè estratti semplicemente dal Dna di una persona, mentre il divieto non vale nel caso di quelli prodotti sinteticamente. Basterà dunque un intervento minimo di scienziati e ricercatori per fare ricadere il materiale gentico in questa seconda categoria e, di fatto, permettere che diventi di proprietà di istituti, enti o aziende private come la Myriad.

Una sentenza di compromesso, insomma, che non scontenta nessuno: medici e pazienti, che così ora possono contare sulla libera concorrenza per fruire di esami a costi più contenuti, e la stessa Myriad, che evita grosse ripercussioni a livello economico e, anzi, incassa pure la fiducia di Wall Street, con un +8% in pochi minuti. Il motivo? La biologia sintetica è la scienza del futuro e il mercato ha già fiutato l'affare per gli anni a venire.

"La Myriad non ha creato nulla. Ha sicuramente trovato un gene utile e importante, ma separare quel gene dal materiale genetico circostante non rappresenta un atto di invenzione", ha spiegato il magistrato Clarence Thomas nelle 18 pagine di motivazione del verdetto, ribadendo che quanto esiste in natura non può essere sottoposto a protezione, ma allo stesso tempo non ostacolando sviluppi futuri della ricerca medica e scientifica.

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