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Documento ginecologi, riapre la discussione sulla 194

Ad aprire nuovi argomenti circa la battaglia della Cei (Conferenza Episcopale italiana) è arrivato sabato un documento firmato dai direttori delle cliniche ginecologiche universitarie di Roma. Il testo afferma che è dovere dei medici quello di rianimare i neonati prematuri, anche contro il volere della madre.

"Un neonato vitale, in estrema prematurità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio ed assistito adeguatamente. L'attività rianimatoria esercitata alla nascita dà il tempo necessario per una migliore valutazione delle condizioni cliniche, della risposta alla terapia intensiva e delle possibilità di sopravvivenza, e permette di discutere il caso con il personale dell'Unità ed i genitori. Se ci si rendesse conto dell'inutilità degli sforzi terapeutici, bisogna evitare ad ogni costo che le cure intensive possano trasformarsi in accanimento terapeutico". Recita testualmente il documento.

E sulla 194 torna ancora Benedetto XVI, che ieri alla folla domenicale di San Petro, ha lanciato il suo ultimo appello contro l'aborto e l'eutanasia (approfondisci qui la notizia). Ben diversa l'opinione del ministro, Livia Turco, che ritiene che al feto spettano: "Solo cure compassionevoli per i feti molto prematuri nati alla 22/a settimana; "adeguata assistenza" dalla 23/a settimana, mentre dalla 24/a settimana il "trattamento intensivo è sempre indicato".

Paola Binetti, senatrice del Pd e il direttore del Foglio Giuliano Ferrara si sono schierati a favore del documento firmato dai professori. Distante da questo parere è il presidente della Camera, Fausto Bertinotti: "la legge sull'aborto in Italia sia una grande conquista di civiltà" che "dà uno spazio anche di sofferenza ma di libertà alle donne".

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