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Domenici: "Dopo i lavavetri via parcheggiatori, graffitari e prostitute"

Continua la polemica sull'Ordinanza "anti-lavavetri" del Sindaco di Firenze.

Leonardo Domenici incassa le critiche di intellettuali di sinistra del calibro di Alberto Asor Rosa e risponde, intervistato da Aldo Cazzullo sulle pagine del Corriere della Sera, tirando in ballo ideali di sinistra a suo dire travisati e abusati con riguardo all'amata/odiata Ordinanza e non risparmiando critiche per chi, come il verde Paolo Cento, protesta improvvisandosi "lavavetri per un giorno": "Il secondo comma (art. 154 CI ndr) impone a chi ha incarichi pubblici di esercitarli con "disciplina e onore". La nostra Costituzione è stata scritta nel '47 e alcune parole sono ormai desuete, ma queste due sono belle: disciplina e onore. A me piacciono".

Il campo d'azione, secondo Domenici, deve essere ampliato: "Abbiamo bisogno di una legge, una legislazione, una politica, per riportare il rispetto delle regole nelle nostre città. Ci occorrono nuovi strumenti per la legalità, e non solo verso i lavavetri. Penso ai graffitari. Agli abusivi che vendono merci contraffatte. Ai parcheggiatori. Ai rumori dei locali notturni. All'ubriachezza molesta. E penso alla prostituzione: non si può pensare che la clientela sia esclusa da provvedimenti di sanzione".

Il punto cardine della "difesa" del Sindaco fiorentino si basa sul fatto che l'ordinanza non "crei" una nuova norma: "Firenze non ha certo introdotto il reato di lavare i vetri al semaforo; l'ordinanza si richiama al codice penale, che prevede sanzioni sino all'arresto per chi disobbedisce a una disposizione dell'autorità. E poi è una sciocchezza sostenere che occuparsi della microcriminalità significa trascurare la lotta alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta».

Alle critiche di Asor Rosa risponde invece così: "Mi onoro di conoscere il professore, mi sono formato sui suoi testi; che però trattavano di storia delle letteratura. È un bene che gli intellettuali dibattano di politica e di pubblica amministrazione. Purché si informino: sono disponibile a mandare fax ed email con la documentazione sulle politiche sociali del Comune di Firenze; non a caso, il Social forum del 2002 l'hanno fatto qui. Asor Rosa si contraddice: ha ragione quando sostiene che i centri storici sono ridotti male; ma la sicurezza non è argomento di discussione ideologica, è vita vissuta, cosa concreta".

Infine contrabatte, caustico, al regista Tornatore, anch'egli critico nei confronti dell'Ordinanza: "Mi verrebbe voglia di cimentarmi con i film del festival di Venezia; invece gli rispondo volentieri. Il premio Oscar ha ragione quando ci fa notare la complessità del tema. Ma vorrei tranquillizzarlo: nessuno vuol fare di ogni erba un fascio. Non certo in una città come Firenze. La stessa storiella toccante che lui racconta – il lavavetri bambino picchiato dai colleghi e fuggito in Albania - dimostra che la questione esiste: quel bambino è dovuto scappare, e i cattivi che l'avevano maltrattato sono rimasti al semaforo. Non tutti i lavavetri sono poveretti. Oppure lo sono perché condizionati da altri. Comprenderlo fa parte della rivoluzione concettuale, del cambiamento di cui abbiamo bisogno".

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