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Don Andrea Gallo è morto: addio al prete degli ultimi

Il prete degli ultimi, il prete partigiano, il prete di mille battaglie, Don Andrea Gallo, è morto oggi a Genova all'età di 84 anni. In condizioni di salute critiche da tempo, dopo essere stato ricoverato in ospedale per problemi di cuore e un versamento pleurico, era tornato nella sua Comunità di San Benedetto al Porto, dove si è spento circondato dagli amici e dalle persone più care. La notizia è stata battuta dalle diverse agenzie di stampa poco dopo le 18 e subito è rimbalzata sul web, portando con sè una sensazione di improvvisa tristezza, come se si fosse spento un amico.

Don Andrea Gallo, le foto del prete partigiano

"Alle ore 17.45 il cuore di Don Andrea Gallo ha cessato di battere, la comunità S.Benedetto e idealmente voi tutti siamo stretti intorno a lui", hanno scritto semplicemente sulla pagina Facebook del sacerdote "i suoi ragazzi", quelli dai quali Don Gallo aveva caparbiamente voluto tornare dopo 3 giorni passati al nosocomio di Genova. Una decisione irremovibile, dopo aver preso la quale, però, le condizioni del prete si sono aggravate, fino a che stasera è scivolato nel sonno e poi se n'è andato.

E subito sui social è partito il cordoglio: "Io vedo che, quando allargo le braccia, i muri cadono". #DonGallo. Ci mancherai.", ha twittato Daniele Silvestri, mentre Gad Lerner l'ha salutato dicendo: "Caro don Gallo, pastore di anime derelitte, la tua Comunità mi resterà nel cuore. Una preghiera e un sigaro toscano!" e Tommaso Labate, semplicemente, "Fino alla vittoria. #DonGallo", per ricordare la figura rivoluzionaria del sacerdote, più di una volta accostata a quella di Che Guevara.

Don Andrea Gallo a La Zanzara: "Avances da un vescovo quando ero un giovane prete"

Intelligente, buono, caparbio, ironico, Don Gallo è riuscito a fare breccia trasversalmente nel cuore delle persone, come ha sottolineato su Twitter @danielelombardi: "E' la prima volta che la scomparsa di un prete commuove più gli atei che i credenti: questo è il vero miracolo di #Dongallo.". E tanti, tantissimi, sono i messaggi sul social di microblogging per ricordare il sacerdote: velati di tristezza, ma tutti con la certezza che "insieme a #Faber, anche lassù, continuerai ad andare "in direzione ostinata e contraria". E continuerai ad insegnarcelo. #DonGallo", come ben scrive @NicoFuccaro.

Nato a Genova nel 1928, Don Gallo inizia il noviziato nel 1948, nell'ordine dei Salesiani, e porta a compimento gli studi teologici in Brasile, a San Paolo, dove chiede di essere mandato in missione. Rientrato in Italia, nel 1960 diventa cappellano della nave scuola della Garaventa, noto riformatorio per minori, battendosi per introdurre principi pedagogici basati sulla fiducia e sulla libertà, di contro a un'educazione unicamente punitiva e repressiva. Il suo pensiero e il suo modo di essere e di agire, però, gli costano dopo tre anni il sollevamento dall'incarico - senza spiegazioni - e così il prete nel 1964 chiede di incardinarsi nella diocesi genovese, lasciando la congregazione salesiana perché, come spiegherà in seguito, "si era istituzionalizzata e mi impediva di vivere pienamente la vocazione sacerdotale".

Inizia così la missione di Don Gallo per gli ultimi e gli emarginati, sempre in prima linea e spesso in contrasto con l'istituzione Chiesa. Dopo un'omelia che gli costa l'accusa di essere comunista, al sacerdote viene ordinato dalla Curia di trasferirsi a Capraia, ma lui rifiuta perché sa che significherebbe l'isolamento dal mondo e gli impedirebbe di portare avanti la sua battaglia. Nei primi anni '70 arriva infine a San Benedetto al Porto, dove fonda la Comunità omonima.

Amico tra gli altri di Vasco Rossi e Piero Pelù e sostenitore della liberalizzazione delle droghe leggere, nel 2006 si fa multare per aver fumato uno spinello nel Palazzo Comunale di Genova, mentre nel 2009 partecipa al gay pride organizzato nella città della Lanterna. Vicino a Beppe Grillo - al quale tuttavia non risparmia critiche, come quando gli dice: "Non fare il padreterno" - alle primarie del Pd si schiera al fianco di Nichi Vendola, che oggi lo ricorda commosso su Facebook: "Don Gallo, bambino di Dio, compagno di viaggio, padre, fratello, amico: ci sarai sempre nei nostri cuori, nelle nostre lotte, nelle nostre utopie".

Il suo ultimo gesto eclatante - almeno per i media - è la scelta di intonare Bella ciao insieme ai fedeli al termine della messa per il 42º anniversario della Comunità di San Benedetto al Porto, l'8 dicembre 2012, sventolando un drappo rosso che portava al collo. Ripreso dal suo videomaker di fiducia, Sergio Gibellini, il filmato fa il giro del web, diventando in poco tempo uno dei più cliccati della rete.

Mancheranno il suo sigaro, la sua voce roca, la sua intelligenza a tutti coloro che l'hanno conosciuto di persona e a chi ha invece ha imparato ad apprezzarlo attraverso la tv, la radio, i giornali e la rete, ma di sicuro Don Gallo se n'è andato lasciando dietro di sè una grande e preziosa eredità e - tutti in questo momento lo stanno pensando - portando in Paradiso o dovunque sia la sua forza e la sua determinazione e anche le sue tante domande scomode che, chissà, forse ora avranno risposta. Peccato non poter sentire da lui chi aveva ragione.


Don Gallo canta Bella ciao in chiesa

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