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Donna incinta è clinicamente morta ma la gravidanza continua

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Per i medici la donna è morta ma all’ospedale San Raffaele di Milano stanno facendo di tutto per tenere in vita il bambino che porta in grembo. Lei è clinicamente deceduta lo scorso martedì in seguito ad un’emorragia cerebrale fulminante, il suo elettroencefalogramma è piatto e dunque in condizioni analoghe partirebbero le procedure per il prelievo degli organi. Lo staff guidato da Luigi Berretta sta provando con rianimatori, ginecologi e neonatologi a tenere in vita il bambino. L’obiettivo è far crescere il feto nell’utero per permettergli poi di poter sopravvivere una volta fuori.

E’ passata già una settimana da quando i dottori hanno fatto sapere al marito e ai genitori che per la trentaseenne milanese non c’erano speranze. Quel corpo però sta diventando un culla, l’incubatrice di un bambino che oggi pesa 500 grammi. Il feto ora ha 24 settimane, fase cruciale perché comincia a formarsi la corteccia cerebrale e si può quindi sperare nella sopravvivenza. Una sfida ai confini della scienza portata avanti con il benestare della famiglia che prega perché il miracolo possa avvenire.

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I medici hanno deciso di alimentare il feto con una sonda nell’intestino, la ventilazione articificale riesce a far arrivare l’ossigeno nel sangue della donna e quindi al bambino. Una stanza della Terapia intensiva neurochirurgica allestita per monitorare minuto per minuto la situazione perché dal momento che il cuore della donna smetterà di battere l’equipe di ostetrici dovrà prepararsi per il taglio cesareo. Ogni giorno che passa allunga la speranza di vita del piccolo. L'obiettivo è raggiungere le 28 settimane, sperano i parenti ma la sfida è di quelle difficili.

Caso particolare che ha pochi precedenti storici. Bisogna tornare al 1993 quando una ragazza di soli ventotto anni Trisha Marshall, dichiarata morta quando la sua gravidanza era alla diciassettesima settimana, riuscì a sopravvivere attaccata alle macchine per 105 giorni. In Italia, a Genova, nel 2005 si discusse sull’opportunità di questa scelta, oggi però la situazione sembra diversa. La famiglia vuole continuare a sperare e a credere in questo miracolo scientifico.

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