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Droga, il consumo di gruppo non è reato: la sentenza della Cassazione

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Il consumo di gruppo di sostanze stupefacenti, "nella duplice ipotesi di mandato all'acquisto o dell'acquisto comune" è "penalmente irrilevante". A stabilirlo è la Corte di Cassazione, che con questa sentenza risolve un conflitto che risale al 2006, per la precisione alla Legge Fini- Giovanardi, che con l'introduzione delle modifiche in merito all'uso personale aveva aperto la strada da alcuni dubbi interpretativi.

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Ma che cosa significa, in concreto, la decisione della Cassazione? A spiegarlo è proprio l'ex ministro Carlo Giovanardi, che contattato dai giornali per un commento sulla sentenza, chiarisce: "Il consumo di droga in gruppo non è reato se non c'è la cessione", ovvero: "Se alcune persone si trovano a cena e ognuno consuma la sua droga non è reato. Se invece uno vende la droga agli altri c'è una cessione e quindi spaccio. E lo spaccio è reato".

La decisione della Suprema Corte è arrivata a seguito dell'esame di un ricorso della parte civile contro una sentenza di un giudice di Avellino, che nel 2011 aveva prosciolto un uomo accusato di aver provocato la morte di una persona con la quale aveva acquistato e assunto eroina "perché il fatto non sussiste". La Cassazione ha rigettato l'istanza, escludendo l'ipotesi del reato di spaccio e, soprattutto, di "morte come conseguenza di altro delitto", stabilendo così di fatto che il consumo di gruppo, tanto che si sia demandato a terzi l'acquisto della droga quanto che si sia partecipato, non è penalmente rilevante.

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Una posizione che, in realtà, la Suprema Corte ha sempre adottato in passato, ma che recentemente era stata più volte abbandonata a favore di una lettura più severa della norma, proprio come chiedeva l'avvocato della parte civile del caso in esame, Massimo Fedeli. Con questa sentenza, invece, la Cassazione depenalizza una volta per tutte il consumo di gruppo e pone fine al dubbio interpretativo.

Il verdetto della Suprema Corte è stato applaudito da Rifondazione Comunista, che per voce del segretario Paolo Ferrero ha poi avanzato la proposta di abolire la Legge Fini-Giovanardi, sostenendo che "la criminalizzazione dei consumatori è una strategia totalmente inefficace e che non risolve il problema della grande criminalità che controlla il mercato illegale delle droghe", mentre Rita Bernardini dei Radicali si è spinta oltre, chiedendo la cannabis terapeutica e la depenalizzazione dell'uso personale.

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