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"Ecco come Moggi comprava le partite"

Saverio Borrelli, dalla stanza dell'Ufficio Inchieste il 5 maggio 2007, dichiarò: "Calciopoli non è ancora finita. Le indagini continuano, specie dopo i risultati della procura di Napoli".
Aveva ragione, eccome. C'è uno scandalo infangato noto come "Calciopoli 2" che sta infuocando le aule di tribunali ma che non trova riscontro sulla carta stampata.
C'è ma nessuno lo vede. Paolo Ziliani, il giornalista di Controcampo famoso per le sue pagelle, lo mette in evidenza sul suo sito ufficiale.
"Appare chiaro a tutti", scrive il giornalista, "che il mondo dell’informazione sta dando vita alla più gigantesca operazione di negazione – e di rimozione anticipata - che si ricordi a memoria d’uomo. C’è un terribile scandalo esploso sotto gli occhi di tutti e tutti fanno finta di niente. E parlano di mercato, di Buffon che resta o che va via, di Frings e Almiron, della Juve che potrebbe anche vincere subito lo scudetto".

Ma cosa è venuto fuori con "Calciopoli 2"? Cose dell'altro mondo. Un esempio? "Moggi aveva creato, nel 2004-2005, una rete di comunicazione segreta, con colloqui non intercettabili, con i personaggi del sottobosco della Cupola, grazie a utenze anonime svizzere date in uso a designatori, arbitri e compagnia cantante. Dopodichè, temendo di essere scoperto, nel 2005-2006 aveva sostituito le sim-card anonime svizzere con sim-card ancor più anonime del Liechtenstein; e aveva continuato bel bello ad orchestrare le sue trame infette sul regolare svolgimento del campionato, almeno fino all’esplosione dello scandalo (maggio 2006)".

A questo punto si rischierebbe una nuova estate al cardiopalma con i bianconeri di nuovo sotto inchiesta.
Se verrà provata la rete di comunicazione segreta che legava Moggi ad arbitri e dirigenti (arbitrali e del Palazzo), la Juventus rischia di essere retrocessa all’ultimo posto del campionato appena disputato, che stavolta è quello di serie B, e iscritta al campionato immediatamente inferiore, quello di C1.
Secondo Ziliani questa sarebbe l'ipotesi più giusta, almeno a livello sportivo, ma difficilmente si realizzaerà. Perchè un altro anno senza la Juve in A sarebbe un disastro per il campionato, le tv e i giornali.
"Meglio un rollerball senza regole", spiega Ziliani, "dove ognuno fa quel che vuole, piuttosto che un altro anno senza la Signora".
La domanda che si pone Ziliani è: "Con che faccia si potrebbe punire, in futuro, un Genoa che tenta in modo goffo di accomodare una partita (come successe per Genoa-Venezia 3-2) se è già passato il principio che la Juventus ha potuto condizionare indisturbata non una partita, ma un intero campionato, perdonata dal Palazzo con un buffetto e un rimprovero affettuoso?"

Nel frattempo un'altra clamorosa rivelazione scuote le già traballanti fondamenta del calcio. Maurizio Capobianco, ex dirigente della Juventus, ha deciso di uscire allo scoperto e di raccontare per filo e per segno come Moggi decideva i risultati del campionato. "Tutto quello che dirò è documentato e dimostrabile", spiega l'ex dirigente.
"Solo agli inizi del 2005 sono venuto a conoscenza di almeno quattro casi in cui la Juve ha fatto arrivare beni di ingente valore a due arbitri italiani, a un esponente della Figc, e a uno della Covisoc. Beni facilmente monetizzabili che venivano consegnati per il tramite di società terze a soggetti terzi. Terzi legati agli arbitri da rapporti di parentela", ha chiosato Capobianco.
"I casi risalgono agli inizi della gestione Giraudo-Moggi nell'anno '95. I beni avevano una valutazione di 20-25 milioni di lire, per ogni gratificazione.

"Il designatore Pairetto era di casa alla Juve", continua senza freni l'ex dirigente bianconero. "Pairetto fu colui che tirò fuori la storia dei Rolex della Roma quando pochi mesi prima, nell'ottobre del 1999, ricevette dalla Juve una moto che, in seguito, non mi pare si sia premurato di restituire".

Ce n'è anche per i giornalisti "amici" della Juve: "La Juve aveva consulenze molto ricche con società vicine ad alcuni cronisti. Almeno in un caso, a inizio stagione si stipulava un contratto per studiare dei progetti di comunicazione. Poi a giugno, se la Juve aveva vinto lo scudetto, la società decideva di realizzare quei progetti e pagava il premio alla società di comodo: i progetti, ovviamente, non vedevano mai la luce. Non parliamo poi dei Rolex e dei Cartier che venivano elargiti ai giornalisti particolarmente accomodanti".

"Moggi e Giraudo, tramite l'azienda Semana, in violazione della legge Pisanu, finanziavano indirettamente le curve. Nei bilanci ci sono fatture da decine di migliaia di euro a gara per l'acquisto di coreografie, striscioni e quant'altro".

Secondo Capobianco: "Giraudo ha ancora il 2 per cento della Juve e questo fa di lui uno degli maggiori azionisti bianconeri. C'è ancora Bettega, è consulente: io me lo ricordo Bettega in società, partecipava a tutte le riunioni con Moggi e Giraudo. Oggi decide tutto Secco (Alessio, direttore sportivo, ndr) che in passato non ha mai mosso un dito senza il consenso di Moggi. La nuova Juve di Cobolli, la chiamano... Ma se si sono tenuti persino Bertolini, quello che andava in Svizzera a comprare le sim per Moggi!".

E con la Figc in che rapporti stavano gli ex dirigenti della Juve? "Moggi e Giraudo in Figc facevano quello che volevano. Io rimasi molto colpito da come venne coperto un caso di positività alla cannabis di un giocatore. Lo scoprì l'Uefa, '97. Lo comunicò alla Figc e finì tutto lì".

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