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Ecco i baby schiavi di Pechino 2008

Manca poco più di un anno all’inizio delle 29esime Olimpiadi moderne, ma Pechino 2008 rischia di sprofondare già nello scandalo.
Lavoro minorile, orari massacranti e salari da fame per gli operai del business del logo.
E’ da brividi il rapporto PlayFair, associazione umanitaria che si è infiltrata in quattro aziende nel sud del paese: Lekit Stationery (prodotti di cancelleria), Mainland Headwear Holdings (berretti sportivi), Eagle Leather Products (pelletteria) e Yue Wing Light Cheong Light Products (zainetti e accessori).

Il rapporto di denuncia divulgato da PlayFair si intitola "Niente medaglie olimpiche per i diritti dei lavoratori" e contiene testimonanianze dirette.
"Ho lavorato dall'alba fino alle due di notte. Ero esausta ma il giorno dopo mi hanno costretto a ricominciare", a parlare è una ragazzina cinese di 13 anni. "Nessuno indossa guanti protettivi qui - rivela un altro piccolo operaio che usa vernici tossiche e additivi chimici pericolosi - perché coi guanti si lavora meno in fretta e il caporeparto ti punisce. Le mie mani mi fanno molto male, quando le lavo piango di dolore", dice un bambino.

Chi ha osato denunciare la situazione è stato licenziato in tronco. "È vergognoso che questi gravi abusi avvengano in fabbriche che hanno la licenza ufficiale del comitato olimpico. Il Cio dovrà intervenire", ha dichiarato Guy Rider, segretario generale della Confederazione internazionale dei sindacati del tessile - abbigliamento.

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