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Egitto, 12 turisti sudamericani uccisi in raid aereo dell'esercito: "Scambiati per miliziani dello Stato Islamico"

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Non erano miliziani dello Stato Islamico ma turisti stranieri, messicani (e forse cileni) secondo le prime ricostruzioni trapelate sulle agenzie di stampa, le vittime dell’attacco aereo che nel deserto di Wahat in Egitto ha provocato una strage.

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Nel blitz delle forze di sicurezza del Cairo sono state uccise in totale 12 persone, tra le quali alcune guide locali che accompagnavano i cittadini sudamericani in visita nelle zone di maggiore interesse culturale del Paese governato dal generale Al Sisi e insidiato dalla minaccia del terrorismo internazionale.

Immediata la reazione, sintetizzata da un messaggio di condanna su Twitter per l’accaduto con richiesta di “rapida investigazione” alle autorità dell’Egitto, del presidente messicano Enrique Peña Neto, intenzionato a fare pressioni sull’esecutivo del Cairo per ottenere giustizia in tempi ragionevoli.

In soccorso delle famiglie dei turisti morti sotto le bombe dell’aviazione di Al Sisi a Wahat l’ambiasciata del Messico ha rafforzato la rappresentanza diplomatica nella Capitale egiziana assicurando informazioni e aiuti concreti (compresa l’assistenza sanitaria) ai superstiti.

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Pur rammaricandosi per il drammatico episodio, il ministro degli Esteri del governo dell’Egitto ha puntato l’indice sulla mancanza di autorizzazioni per l’agenzia organizzatrice del viaggio al quale si erano associati i turisti colpiti dal raid aereo poche ore fa, precisando che “quelle persone non dovevano trovarsi lì” al momento dell’azione militare.

La carneficina, stando alle ultime notizie rimbalzate su notiziari e siti web di tutto il mondo, sarebbe avvenuta mentre la comitiva sudamericana stava cenando, nel corso di una sosta che preludeva allo spostamento verso l’oasi di Bahariya.

All’origine dell’attacco, molto probabilmente, un falso allarme sui veicoli usati dal gruppo di turisti per viaggiare da un punto all’altro dell’Egitto: le jeep, individuate dai soldati in orario e luogo sospetti, sembravano mezzi militari dell’Isis e per questo sarebbero stati bombardati.

Incerto ancora il numero dei superstiti, anche le fonti egiziane parlano di almeno una decina di feriti ricoverati nelle strutture di prima accoglienza allestite dal personale diplomatico messicano in collaborazione con le autorità locali.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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