Eluana Englaro: sentenza della cassazione riapre il dibattito sull'eutanasia
Ora una nuova sentenza della cassazione (che ha disposto un nuovo processo per il caso di Eluana) potrebbe riaprire le fila di una vicenda dolorosa quanto emblematica. La Cassazione ha infatti stabilito che in presenza di due circostanze concomitanti il giudice può (naturalmente dietro istanza del tutore) decidere l'interruzione dell'alimentazione forzata: l'accertata (in base alle attuali conoscenze medico/scientifiche) irreversibilità dello stato vegetativo e la fondata certezza che la persona in coma, in base alla sua personalità ed ai suoi convincimenti etici, avrebbe scelto di non continuare il trattamento. "E' un sussulto di umanità e di libertà verso una vittima sacrificale del codice deontologico dei medici e della legge" ha commentato il signor Englaro.
Ed in effetti la sentenza della cassazione è molto importante, perchè riapre il dibattito sul testamento biologico, prendendo in considerazione e mettendo in primo piano la personalità e i convincimenti del malato; e perchè mette l'accento sull'importanza della figura del tutore, attraveso il quale comunica la persona che non è più in grado di esprimersi. Nel caso di Eluana, che aveva dovuto affrontare l'esperienza di suoi amici trovatisi in uno stato simile a quello in cui lei si trova adesso, pare che la ragazza avesse più volte ribadito che non avrebbe voluto vivere in quello stato. Le dichiarazioni dei suoi amici in tal senso sono state messe agli atti nel precedente processo.
Naturalmente la Chiesa Cattolica ha ribadito la sua ferma contrarietà ad ogni ipotesi di eutanasia: "noi vescovi ribadiamo la difesa della vita sempre, fino alla sua naturale conclusione - ha dichiarato monsignor Betori, segretario della Conferenza episcopale italiana - e il riconoscimento dell'idratazione indotta come diritto della persona alla vita e non come accanimento terapeutico"










