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Emanuela Orlandi, il colloquio tra il fratello Pietro e Alì Agca

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Dopo 28 anni dalla sua scomparsa si torna a parlare di Emanuela Orlandi, la figlia del commesso pontificio di Karol Wojtyla, sparita il 22 giugno del 1983 e mai più ritrovata. Un mistero mai risolto, fitto di intrighi. Adesso viene diffuso, in esclusiva da Corriere.it, il contenuto del colloquio tra Alì Agca, l'attentatore del Papa di cui venne chiesta la scarcerazione in cambio della liberazione della giovane, e il fratello Pietro Orlandi. L'incontro tra i due è avvenuto lo scorso anno, in un appartamento di Istanbul, pochi giorni dopo l'uscita dal carcere dell'attentatore di Giovanni Paolo II.

Il fratello di Emanuela, Pietro, ha raccontanto di aver incontrato Alì Agca, nel gennaio dello scorso anno e ha fatto sapere: 'Abbiamo avuto un colloquio privato, durato quasi un'ora, nel quale ha premesso di essere convinto che Emanuela fu presa per trattare la sua scarcerazione e che è viva, da qualche parte in Europa'.

Nel corso del colloquio Agca ha detto che la sparizione di Emanuela fu dovuta a un rapimento. Secondo l'ex Lupo grigio il rapimento sarebbe stato portato a termine congiuntamente da Sismi e Cia, cioè dai servizi italiani assieme a quelli americani, e la regia sarebbe da individuare all'interno del Vaticano.

Agca ha poi affermato che il cardinale Giovambattista Re sarebbe a conoscenza dei dettagli relativi alla scomparsa di Emanuela. All'epoca della sparizione della ragazza, l'alto prelato lavorava proprio nel cuore della Segreteria di Stato vaticana. Successivamente divenne Sostituto per gli Affari generali e poi prefetto per la Congregazione dei vescovi.

Nei giorni scorsi Pietro Orlandi ha informato monsignor Re del contenuto del colloquio avuto con Agca. I due si sono incontrati in Vaticano, ma il cardinale ha smentito di essere a conoscenza di alcunché e non ha neppure voluto ascoltare il resoconto registrato del dialogo tra il fratello di Emanuela e l'attentatore del Papa.

Il fratello della ragazza sparita nel 1983 ha spiegato che Agca gli ha fornito la sua versione del rapimento, indicando con chiarezza i mandanti del sequestro, e delineando una via d'uscita per la restituzione della sorella. Secondo Agca, per arrivare oggi all'eventuale liberazione di Emanuela bisognerebbe attivare gli elementi cattolici all'interno dell'Amministrazione americana, quindi il vice presidente degli Stati Uniti Joe Biden, l'ex speaker della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi e l'attuale direttore della Cia Leon Panetta. Non solo. Agca ha anche aggiunto che per ottenere un risultato occorrerebbe in ogni caso salvare la faccia al Vaticano e dare tutta la responsabilità ai Lupi grigi.

Pietro Orlandi ha affermato: 'Finora gli organi inquirenti non hanno acquisito il contenuto di questo colloquio, spero lo facciano presto per dare il via ai dovuti accertamenti'.

In questi giorni Pietro Orlandi, che ha da poco pubblicato il libro 'Mia sorella Emanuela' nel tentativo di mantenere alta l'attenzione degli inquirenti e dell'opinione pubblica con la speranza di ritrovare l'amata sorella, si trova in Inghilterra. Qualche giorno fa, infatti, proprio mentre presentava il suo libro, ha ricevuto la telefonata di un sedicente ex agente del Sismi secondo cui Emanuela sarebbe viva, sedata e in precarie condizioni di salute, in una struttura manicomiale di Londra, il Queen Elizabeth II.

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