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Emanuele Tatone: ucciso a Milano ex boss della mala lombarda insieme a un altro pregiudicato

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Il corpo crivellato di proiettili abbandonato tra i cespugli degli orti di Vialba, un'area periferica a nord di Milano, ai confini di Quarto Oggiaro: è finita così la vita di Emanuele Tatone, fratello del pluripregiudicato boss della mala lombarda Nicola e pure lui a lungo esponente di spicco della criminalità organizzata locale, prima di finire in disgrazia per problemi di salute e di droga.

A segnalare il suo cadavere e quello di un altro uomo, il tossicodipendente di 54 anni Paolo Simone, è stato un passante, che ha visto il corpo di Simone, disteso supino con un foro di proiettile in volto, e ha avvisato la polizia. Quando gli inquirenti sono arrivati sul posto, una stradina sterrata all'altezza del civico 70 di via Lessona, perlustrando l'area si sono imbattuti anche nel cadavere di Tatone.

Stando alle prime informazioni circolate, i due uomini erano distanti l'uno dall'altro alcuni metri ed entrambi sono stati picchiati prima di essere uccisi con diversi colpi di arma da fuoco (anche se non sono stati trovati bossoli). Secondo gli investigatori, l'esecuzione potrebbe essere avvenuta intorno alle 13 di oggi, quando alcuni testimoni hanno riferito avere udito degli spari, mentre la segnalazione del cadavere di Simone è arrivata agli inquirenti alle 14.45.

Sul posto si è subito recato il dirigente della squadra mobile Alessandro Giuliano, ma al momento sulle cause del duplice omicidio non ci sono ipotesi precise. Gli investigatori stanno conducendo indagini a 360°, cercando anche di capire se tra Tatone e Simone, o tra le rispettive famiglie, potessero esserci dei contatti, anche se quest'ultimo non era considerato un pregiudicato di rilievo.

Tutt'altra cosa invece Tatone, il cui cognome era uno dei più potenti e temuti della mala di Quarto Oggiaro. Arrivato in Lombardia nella primavera del 72 con la madre, diventata poi famosa con il nome di 'mamma Rosa' e 'nonna eroina', e i fratelli Mario, Pasquale, Adelina e Nicola, Emanuele inizia con la famiglia una vera e propria scalata al potere della criminalità organizzata, facendo dentro e fuori di prigione e salendo alla ribalta delle cronache nel 2002 per avere vendicato con una revolverata lo sgarbo di un manovale di Paternò, Angelo Moncada, che aveva fatto delle avances alla sua ex ragazza. L'uomo se la cava, ma per Tatone si riaprono le porte del carcere e quando esce è un altro: è malato, dipendente dalla droga e finisce a vivere da abusivo in via Pascarella 18, dove da anni è in corso un lotta tra forze dell'ordine e inquilini non in regola. Lo scorsa estate, l'ex boss viene sgomberato e per protesta si accampa sotto la 'sua' casa. "Ho pagato il mio debito con la giustizia e voglio redimermi, non sono più un boss, non ho più niente. In galera ho imparato a fare il barbiere, sono pronto a pagare tutti gli arretrati", sono le sue ultime parole, alle quali però non riuscirà a dare seguito.

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