Excite

Enzo Tortora, l'arresto trent'anni fa: il calvario giudiziario del conduttore tv tra ricordi e polemiche

  • Wikipedia

di Claudia Gagliardi

Svegliato nel cuore della notte nella sua stanza dell'hotel Plaza di Roma, ammanettato e portato via di fronte ai flash dei fotografi, l'ingresso a Regina Coeli immortalato sulle prime pagine di tutti i quotidiani: sono passati trent'anni dal clamoroso arresto di Enzo Tortora, l'inizio di un caso giudiziario che sarebbe passato alla storia come uno dei più assurdi errori della giustizia italiana.

Blogo in diretta: speciale Enzo Tortora

Era la notte del 16 giugno 1983 quando gli agenti di polizia eseguirono l'ordine di arresto per Enzo Tortora, accusato da alcuni sedicenti pentiti (Giovanni Pandico, Pasquale Barra, detto 'o animale, ed altri che si aggiunsero in seguito) di collusione con la Nuova Camorra Organizzata del boss napoletano Raffaele Cutolo e di spaccio di stupefacenti. Allora Tortora era il conduttore di Portobello, programma di punta della Rai e di fatto inventore di un nuovo modo di fare tv, un volto familiare per milioni di italiani. Fu sbattuto come il più classico dei mostri in prima pagina, trascorse sette mesi in cella nonostante le falle di un impianto accusatorio basato solo sulle testimonianze di sedicenti pentiti in cerca di sconti di pena, fu definito da uno dei pm del processo un "cinico mercante di morte" in quanto spacciatore e consumatore di stupefacenti.

Berlusconi come Enzo Tortora? Le figlie Gaia e Silvia: "Paragone inaccettabile, era un'altra storia"

Non una prova tangibile della sua colpevolezza, nessun documento, controllo incrociato, intercettazione telefonica che lo accusasse di quel reato: gli indizi a carico di Tortora erano basati unicamente sul suo nome trovato scritto in un'agendina nell'abitazione di un camorrista, Giuseppe Puca detto O'Giappone (nome che una perizia calligrafica stabilità essere quello di un certo Tortona) e sul carteggio tra Tortora e Giovanni Pandico, in realtà un'unica lettera in cui il conduttore rispondeva al pregiudicato in merito ad alcuni centrini provenienti dal carcere ed indirizzati al programma Portobello per essere venduti all'asta, smarriti dalla redazione. da quel fatto iniziarono intimidazioni e minacce contro Tortora, che sfociarono nelle dichiarazioni di collusione camorristica e spaccio. Poi le accuse di diversi pentiti che sulla scia dei primi si accodarono in cerca di benefici premiali o di semplice visibilità. Ma nonostante le lacune del castello accusatorio, per Tortora arriva la condanna in primo grado a dieci anni di carcere.

Berlusconi cita Enzo Tortora: Twitter commenta il paragone

Il calvario del conduttore tv continuò con una lunga battaglia legale tesa a dimostrare i clamorosi errori giudiziari commessi nel processo: "Si finisce dentro un tunnel di cui non si intravede la fine, senza luce, dove crolla ogni speranza..." spiegò Tortora ricordando quei momenti. Una battaglia impari, che il conduttore decise di combattare anche sul fronte politico accettando la candidatura al Parlamento europeo con i Radicali di Pannella: eletto a furor di popolo, decise di rinunciare un anno dopo all'immunità parlamentare per tornare in Italia e scontare la sua pena ai domiciliari, concessi per i gravi problemi di salute. Nel 1986 l'assoluzione con formula piena lo scagionò da accuse palesemente infondate, il ritorno in tv nel febbraio 1987 di fronte al pubblico che gli tributò una standing ovation: "Dunque, dove eravamo rimasti? - esordisce Tortora - Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo "grazie" a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L'ho detto, e un'altra cosa aggiungo: io sono qui, e lo so anche, per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi. Sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta". Tortora morirà un anno dopo stroncato da un tumore polmonare. In un'intervista rilasciata al settimanale L'Espresso nel 2010, l'ex pentito Gianni Melluso, conferma che le accuse al conduttore furono una vendetta dei due boss Barra e Pandico e chiede scusa ai familiari per il calvario subìto.

La storia di Enzo Tortora è di quelle che ciclicamente vengono ricordate come emblema dei mali della giustizia italiana. Nel suo caso, l'abuso dei pentiti, gli errori nelle indagini, l'abbaglio di una magistratura costretta a ribaltare le proprie sentenze di fronte all'evidenza di aver perseguito un innocente ne hanno fatto un caso simbolo delle battaglie radicali per la riforma della giustizia. Non solo.

Il caso Tortora è stato ed è spesso tirato in ballo in modo puramente strumentale da chi combatte una lotta personale contro la magistratura. Silvio Berlusconi, nella contestatissima manifestazione di Brescia contro i giudici di Milano, ha citato lo stesso Tortora sul palco definendosi come lui vittima della magistratura: "Ieri sera ho visto le immagini Tortora quando diceva ai giudici 'io sono innocente e spero dal profondo del mio cuore che lo siate anche anche voi' - ha ricordato Berlusconi - Ed è questo il sentimento di tantissimi italiani che ogni giorno entrano nel tritacarne infernale della giustizia". Un paragone improprio, che ha sollevato aspre polemiche e che non può essere utilizzato per attaccare i giudici ed accusarli di persecuzione nei propri confronti. Cosa che Tortora mai aveva fatto, perchè si difese dalle accuse senza mai disconoscere l'autorità giudiziaria, rinunciò a tutte le tutele di acui avrebbe potuto usufruire pur di affermare la sua estraneità ai fatti dentro al processo, per uscirne pulito senza alcun escamotage legislativo o burocratico. Come ha spiegato la figlia Silvia definendo il paragone di Berlusconi "blasfemo": "Enzo si è difeso nel processo e non dal processo. Si dimise da parlamentare e andò ai domiciliari. E quando gli chiesero ‘perché lo fai?’, rispose: perché sono un italiano e sto al fianco della gente come me. È banale e volgare accostarsi a lui. Berlusconi è un’altra storia. Enzo era una persona perbene, non era innocente, era estraneo alle accuse per le quali patì il carcere: i mascalzoni non dovrebbero citarlo perché gli si ritorce contro".

La storia di Enzo Tortora sarà ricordata da La7 con uno speciale "Film Cronaca" e la messa in onda della pellicola di Michele Zaccaro Un uomo perbene, del 1999, con protagonista Michele Placido, mercoledì 19 giugno in prima serata.

magazine.excite.it fa parte del Canale Blogo News - Excite Network Copyright ©1995 - 2017