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Erich Priebke, sepoltura: Italia e Germania dicono no. Centro Wiesenthal: "Va cremato"

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In seguito al vero e proprio tumulto di piazza scoppiato ieri ad Albano Laziale contro la decisione del Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, di autorizzare la celebrazione da parte dei Lefebvriani dei funerali di Erich Priebke, la telenovela sulle sorti dell'ex ufficiale delle SS continua. Italia e Germania si rimpallano infatti la responsabilità della salma e della sepoltura (dopo che l'Argentina si è sfilata con lungimirante tempismo la scorsa settimana, subito dopo la notizia della morte del boia nazista) e intanto i resti mortali di Priebke restano parcheggiati all'aeroporto militare di Pratica di Mare.

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Gli scontri di ieri sera che hanno portato alla sospensione delle esequie hanno infatti convinto Pecoraro della necessità di trasportare con la maggiore discrezione possibile la bara dell'ex SS in una località protetta e lontana dai riflettori e la scelta è così caduta sulla base di Pomezia. Nonostante gli accorgimenti, tuttavia, il furgone senza insegne sul quale viaggiava la salma di Priebke è stato riconosciuto ed è stato preso di mira con una fitta sassaiola e colpito con calci, roportando danni al parabrezza. Secondo alcuni testimoni sarebbe stata anche lanciata una bomba carta. Al momento comunque la situazione sembra essere tranquilla, ad Albano come a Pratica di Mare, dove davanti ai cancelli dell'aeroporto c'è solo un gruppetto di giornalisti.

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E mentre le forze dell'ordine sono al lavoro per identificare gli autori degli scontri di ieri nella cittadina laziale, le diplomazie di Italia e Germania duellano su modalità e località di sepoltura di Priebke. In giornata infatti il sindaco di Roma, Ignazio Marino, dopo avere ribadito ancora una volta il no della Capitale a ospitare le spoglie del boia delle Ardeatine, ha detto di non escludere "contatti tra il nostro governo e quello tedesco", lasciando intendere la possibilità di una soluzione in giornata, con il rimpatrio della bara in Germania.

Ma da Berlino è presto arrivata la smentita. Il portavoce del ministro degli Esteri Martin Schaefer ha dichiarato infatti che "in linea di principio la decisione spetta alla famiglia" e che "non c'è una responsabilità o un ruolo del governo federale tedesco in questa vicenda", concludendo: "Non dipende da noi trovare una soluzione". Una risposta che suona abbastanza come un 'fatti vostri', tanto più - pare - che nel paese natale di Priebke, Hennigsdorf (vicino a Brandeburgo), per avere diritto di sepoltura bisogna essere residenti o possedere una tomba di famiglia. Due requisiti che mancano all'ex SS.

Al momento quindi la situazione è in stallo totale. Se Roma e la Germania infatti non vogliono la salma del boia, anche Pomezia e Cassino hanno detto no alla proposta di seppellirlo nei loro cimiteri militari e ad Albano Laziale non se ne parla nemmeno. L'altra ipotesi che prende piede è quella di cremare la salma di Priebke, come proposto anche dal suo ex legale, Paolo Giachini. "Il corpo di Erich Priebke deve essere cremato e le sue ceneri sparse nel Mediterraneo", concorda (in linea di principio, perché poi le motivazioni alla base sono diverse), il direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme, Efraim Zuroff, secondo il quale sarebbe una soluzione "appropriata", in virtù del fatto che "tante vittime dei nazisti furono cremate e non seppellite, negando loro una tomba".

Per la legge italiana, comunque, ad avere l'ultima parola sui resti mortali di un defunto sono i familiari: il problema quindi è capire che cosa vogliono i discendenti dell'ex ufficiale nazista. Nessuno dei suoi figli, infatti, si è presentato per i funerali.

Resta il fatto che la morte di Priebke, le sue esequie e la sua sepoltura si sono trasformate in un caso del quale, ormai, si è parlato troppo, soprattutto a sproposito. E anche su Twitter, dove il nome dell'ex SS è TT in pianta stabile da giorni, a prevalere è un sentimento misto di disgusto, stanchezza e ironia tragica, sintetizzato molto bene da @giuliainnocenzi, che ha scritto: "Non proclamo vendetta su un morto. Lui è cenere e tenebre". Aharon Appelfeld, sopravvissuto alla Shoah. Seppelliamolo e basta #Priebke". Esatto. Silenzio e oblio. Per lui, non per la memoria delle sue azioni e della sua storia di boia.

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