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Erich Priebke, tomba nel cimitero di un carcere italiano: Repubblica svela il luogo della sepoltura

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Passata la bufera, spenti i riflettori, la salma di Erich Priebke ha trovato un posto nella terra. A raccontarlo è oggi il direttore di La Repubblica, Ezio Mauro, che svela che l'ex ufficiale delle SS è stato sepolto "nel cimitero di un carcere, senza nome né date". "Erano almeno vent'anni, qualcuno dice trenta, che qui non c'era una nuova sepoltura", scrive il direttore, che poi chiarisce che né i carcerati che hanno sistemato il camposanto, "né le guardie, né il sindaco, né il presidente della Regione, né la comunità cittadina" dove si trova la prigione sanno che quelle spoglie mortali sono del boia delle Fosse Ardeatine.

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Il direttore della struttura, convocato a Roma per metterlo al corrente della decisione presa (si suppone) dalla Procura, è legato al vincolo del silenzio, ma dopo lo scoop di Mauro è difficile credere che nessuno si faccia delle domande o abbia dei sospetti e che - in un modo o nell'altro - qualche informazione in più sul luogo trapeli.

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Intanto, il quotidiano romano ha pubblicato alcune foto sovraesposte che mostrano un cancello (ma senza particolari segni distintivi) e poi un cimitero con una serie di semplici croci e una lapide nera priva di incisioni, coperte e quasi nascoste da un tappeto di erba incolta, all'interno di un perimetro delimitato da un muro con l'intonaco che cade a pezzi, oltre il quale si intravedono alcuni alberi.

La scelta, spiega il direttore, è caduta sul cimitero di un carcere perché "unico pezzo di terra italiana dove la morte di Priebke può tornare ad essere morte e non simbologia nazista" e allo stesso tempo "sede di una sepoltura dignitosa, come un Paese civile deve garantire". "Cancelli, riflettori, inferriate e chiavistelli" (insieme si spera all'impossibilità di identificare il carcere) eviteranno vergognose processioni e commemorazioni di un uomo che si è macchiato di una delle stragi più vili dell'Italia occupata durante la Seconda Guerra Mondiale e non si è mai pentito.

La decisione di seppellire l'ex nazista nel Belpaese conferma così quanto lasciato trapelare nelle scorse settimane dall'avvocato di Priebke, Paolo Giachini, ovvero che la tomba sarebbe stata "tra Germania e Italia", con la smentita dell'ambasciata tedesca - "finora non abbiamo avuto nessuna telefonata da parte del legale della famiglia di Priebke e non è arrivata nessuna richiesta" - che aveva di fatto lasciato supporre che alla fine il Boia delle Ardeatine sarebbe rimasto nel Paese dove ha vissuto negli ultimi anni. Com'è successo.

Ora la speranza è che nessuno si metta in cerca del misterioso carcere e del suo ancora più misterioso cimitero e che - una volta per tutte - scenda il silenzio su Erich Priebke. Oblio per il criminale, ma non per i crimini che ha commesso. Perché sono quelli che si devono ricordare, insieme alle 335 vittime innocenti italiane che ha giustiziato per rappresaglia, non la sua vicenda.

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