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Ermanno Lisi, ex assessore de L'Aquila al telefono: "Il terremoto? Che botta di c..."

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Sono passati quasi 4 anni dal terribile sisma dell’Aquila, ma certe ferite sono destinate a riaprirsi, rendendo ancora più doloroso il ricordo di quei terribili giorni dell’aprile 2009. Continuano ad emergere risvolti inquietanti dalle intercettazioni legate alle indagini in corso su appalti e illeciti di vario tipo nella ricostruzione delle zone terremotate dell’Abruzzo.

L'Aquila, le risate del prefetto dopo il terremoto

Dopo gli arresti, le perquisizioni e gli avvisi di garanzia dei giorni scorsi, il vicesindaco del capoluogo abruzzese ha rassegnato le dimissioni per i sospetti che si sono addensati sul suo conto in merito alle tangenti per gli appalti post-terremoto, lasciando qualche ombra nell’intera classe dirigente cittadina lambita in parte dall’inchiesta in coso. Travolto dalle polemiche, il primo cittadino Massimo Cialente ha deciso di rassegnare le dimissioni non prima di aver denunciato pubblicamente "la macchina del fango" e "gli attacchi frontali dell'informazione" subiti dall'amministrazione in carica

In queste ore, però, l’attenzione si è spostata su alcune telefonate shock registrate dagli inquirenti, a margine dei colloqui tra personaggi politici di spicco a livello locale e professionisti interessati agli affari per il puntellamento e la ricostruzione dei quartieri distrutti dalle violente e ripetute scosse sismiche del maledetto 6 aprile.

Protagonista dell’ennesima imbarazzante caduta di stile a fronte di una tragedia di proporzioni enormi, un assessore della giunta comunale di centrosinistra, Ermanno Lisi, pizzicato a colloquio con un architetto aquilano favorito per l’assegnazione degli ambiti appalti nella città disastrata: L’Aquila ormai si è aperta e le possibilità sono miliardarie”, constatava l’amministratore al telefono con l’interlocutore-complice, chiamato a partecipare al lauto banchetto delle “mazzette” con battute a dir poco di cattivo gusto, come abbiamo avuto il culo di...del terremoto”, dato che “con tutte ‘ste opere, è l’ultima battaglia della vita” e quindi farsela scappare è da fessi.

Il sospetto che dietro la ricostruzione dei centri abitati girassero affari sporchi diventa certezza sentendo frasi del tipo otto milioni di euro sai quante mazzette sono? Chissà che lavori stai a fa’…”, dette senza pudore dai diretti interessati in una delle conversazioni uscite fuori dai tabulati dell’inchiesta.

La scottante verità sugli appetiti insaziabili dei costruttori assegnatari dei lavori in Abruzzo è ora nuovamente sotto gli occhi di tutti, grazie alla pubblicazione degli ultimi scandalosi documenti sulle pagine del Fatto Quotidiano. Per chi ha vissuto sulla propria pelle o anche indirettamente il dramma collettivo del terremoto, ma in generale per milioni di italiani onesti, le crude parole uscite di bocca ai vari “sciacalli” avventatisi sui soldi pubblici sul tavolo della ricostruzione de L’Aquila, sono come un altro forte (insopportabile) pugno nello stomaco.

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