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Ermanno Masini, terza vittima del picconatore Kabobo. Amici di Daniele Carella scrivono a Pisapia

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Sale a tre il numero delle vittime della mattanza di Mada Kabobo, l'uomo che ha imbracciato un piccone e una spranga e ha colpito cinque persone sabato mattina nel quartiere Niguarda di Milano: è morto Ermanno Masini, il pensionato di 64 anni che era ricoverato in condizioni gravissime al Policlinico di Milano. La sua era stata la prima aggressione violenta dell'irregolare ghanese, che l'ha assalito mentre passeggiava nei giardinetti di via Adriatico intorno alle 6,20 del mattino di sabato 11 maggio 2013.

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Originario di Lama Codogno, provincia di Modena, Masini è la terza vittima di questo folle gesto: Alessandro Carolè, 40 anni, è stato ucciso sul colpo da Kabobo mentre era seduto al tavolino di un bar, mentre il 21enne Daniele Carella si è spento ieri dopo tre giorni di operazioni e tentativi disperati di curare le gravissime ferite alle testa e alla schiena. Sono salvi invece gli altri due feriti: Francesco Niro, operaio cinquantenne colpito alla testa, è stato dimesso dall'ospedale domenica, mentre Andrea Canfora, 24 anni, impiegato in un supermercato della zona, ha riportato una lieve frattura a un braccio.

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Solo ieri era stata dichiarata la morte cerebrale di Daniele Carella, tra la disperazione dei genitori e dei tanti amici del quartiere milanese di Quarto Oggiaro, altra zona della periferia settenrionale milanese, che hanno presidiato l'ospedale Niguarda pregando per lui. Il giovane era stato aggredito con estrema violenza mentre consegnava i giornali insieme al padre Savino. Una morte straziante, per lui che ha assistito alla mattanza del figlio, per la madre Lorenza e per il gemello Cristian, che ha detto disperato: "Sono morto anch'io".

E mentre monta la rabbia per una strage incomprensibile, tra l'inevitabile sentimento di vendetta nei confronti di chi ha stroncato barbaramente tre vite, si fa strada la ricerca di un senso da attribuire a questa assurda vicenda. Savino e Lorenza Carella hanno deciso che tutti gli organi di Daniele saranno donati per salvare altre vite, come ha annunciato ieri commosso il medico che ha cercato di curarlo. I suoi amici straziati dal dolore hanno deciso di non cedere alla collera. Tutti insieme hanno scritto al sindaco di Milano Giuliano Pisapia per chiedere che la storia di Daniele non venga dimenticata, dedicandogli via Graf "la via in cui viviamo, che ora non è più la stessa, cambi nome. Via Daniele Carella". Perchè da questa tragedia possa venirne un insegnamento e certamente un monito alla sicurezza delle nostre città, ma senza strumentalizzazioni: "Se nessuno merita una morte così, lui la meritava ancora meno degli altri. Vorremmo parlare con il mostro. Gli dimostreremmo che non siamo come lui. Che la vendetta non serve. Conta poco il colore della sua pelle. Conta quello che ha fatto".

Il mostro, appunto, Mada Kabobo, immigrato irregolare già raggiunto da un provvedimento di espulsione non esecutivo a causa di un ricorso dell'uomo: arrestato insieme nel 2011 a Bari per furto aggravato, resistenza, interruzione di pubblico servizio, nel carcere di Lecce ottiene un'altra denuncia per danneggiamento aggravato. Poi sale a Milano dopo essere stato scarcerato nel febbraio 2012 con obbligo di dimora in un centro di accoglienza di Foggia. Nessuna spiegazione per la violenza inspiegabile di sabato: interrogato dal gip per la convalida del fermo, Kabobo ha detto di aver sentito delle voci che gli dicevano cose cattive e che lo hanno indotto a commettere la mattanza. Per questo non si eclude che possa essere sottoposto ad una perizia psichiatrica.

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