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Espulso dall'aula perchè gay, 'punizione' in corridoio per una foto su Instagram

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di Simone Rausi

Un sedicenne di Monza sarebbe stato espulso dall’aula scolastica e messo, da solo e su una sedia in corridoio, solo perché gay. A far scattare il provvedimento disciplinare una fotografia su Instagram, segnalata da un altro alunno all’insegnate, che ritraeva il ragazzo insieme ad un altro coetaneo. I dettagli in merito alla fotografia non sono stato rivelati ma è lecito pensare che non ci fosse nessun tipo di contenuto non appropriato in quanto il social ha una ferrea politica di pubblicazione. Il fatto è avvenuto all’ Ecfop, l'ente cattolico di formazione professionale della città Lombarda.

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A raccontare l’accaduto è stata la madre del ragazzo che, al “Giornale di Monza” ha parlato di “discrimanzione”. “Per la scuola il problema è che lui è gay dichiarato. Quando ho chiesto come mai fosse in corridoio, mi hanno spiegato che è per via di una fotografia pubblicata su Instagram. Secondo la scuola, influenza negativamente gli altri ragazzini, che vanno protetti”. Puntuale è arrivata anche una nota della scuola che ha precisato come Non si faccia alcun tipo di “discriminazione sessuale né razziale” salvo poi precisare che “La nostra attenzione è alla formazione professionale dei giovani, seguendo il dettame della pastorale sociale della Chiesa cattolica”. Dettami, questi ultimi, che non vanno poi troppo a braccetto con l’omosessualità.

Secondo il preside dell’Istituto scolastico il ragazzo sarebbe stato tenuto fuori dall’aula “proprio per tutelarlo rispetto a quello che stava accadendo in classe". Questo fa presumere che, in seguito alla scoperta dello scatto su Instagram da parte di uno degli alunni, siano scattate derisioni e prese in giro. Curioso come, ad essere sbattuto fuori dall’aula, però, sia stato solo il ragazzo protagonista dello scatto. Un modo per difenderlo che, nell’immaginario collettivo, somiglia più a una punizione. Non parlate di corridoio però, il preside sottolinea che si trattava di “uno spazio apposito proprio”.

Sulla vicenda si è pronunciata anche l’Arcigay che ha richiesto al Miur l’invio di alcuni ispettori. Flavio Romani, presidente, ha dichiarato: “Qualora le circostanze fossero confermate, e il modo in cui il dirigente scolastico rivendica i suoi provvedimenti pare lasciare pochi dubbi, sarebbero doverose l'immediata interruzione di qualsiasi forma di accreditamento pubblico e l'applicazione di qualsiasi strumento per sanzionare una pratica discriminatoria grave, perché violenta nel messaggio e estremamente dannosa".

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