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Exodus International, guarire i gay dall'omosessualità

E' risaputo. L'America pullula di organizzazioni di ogni tipo. Non possono mancare, quindi, anche quelle il cui obiettivo è curare la gente dalla propria omosessualità. Tra queste ce n'è una, la Exodus International, che crede di poter aiutare la gente a "liberarsi dell'omosessualità attraverso l'amore di Gesù Cristo".

L'Exodus International è il più importante movimento religioso che punta a guarire gay e lesbiche dall'omosessualità. Ogni anno Exodus tiene una conferenza di "guariti", ex-gay, presieduta dal leader del movimento, Alan Chambers, sposato e padre di due bambini. Secondo Chambers l'opposto dell'omosessualità non è l'eterosessualità, bensì la santità.

Non si tratta, infatti, di un'associazione scientifica. Ma di un movimento che persegue l'obiettivo di "curare" dall'omosessualità attraverso una rigida lettura delle "Sacre Scritture" associata a simil sedute di psicoterapia.

E' possibile prenotare online, con un semplice click, un soggiorno di sei giorni al campo Exodus per sottoporsi alla psicoterapia evngelica. Uno staff è pronto ad accogliere i "pazienti" ai quali viene presentato il programma della settimana e fornito tutto il materiale necessario.

La "terapia" dell'Exodus International è molto diffusa negli Stati Uniti ed è arrivata anche in Europa, in particolare in Gran Bretagna. Molte però sono le critiche che vi gravitano attorno. Sebbene, infatti, sembra che nessuno si sia mai lamentato e sui siti si leggano solo commenti positivi, ci sono testimonianze di chi, seguendo i metodi di queste associazioni, ha speso ingenti somme di denaro e anni della propria vita tentando di liberarsi dall'omosessualità arrivando solo a gravi forme di depressione e, in alcuni casi, al suicidio.

E' del 2007, inoltre, una pubblica presa di distanze da parte di tre ex leader dell'Exodus International. Questi hanno chiesto scusa per i danni causati a molti gay e lesbiche durante gli anni della loro militanza, affermando di aver visto molti casi di persone che, sforzandosi inultilmente di cambiare il loro orientamento sessuale, sono cadute in depressione e in alcuni circostanze sono anche arrivate al suicidio.

Michael Bussee, uno dei co-fondatori di Exodus, Darlene Bogle e Jeremy Marks, ex presidente della branca europea dell'associazione, hanno così voluto chiedere scusa "a quegli individui e a quelle famiglie che hanno creduto al messaggio che c'è qualcosa di intrinsecamente sbagliato nell'essere gay, lesbica, bisessuale e transgender. Alcuni che hanno udito il nostro messaggio sono stati spinti a cercare di cambiare una parte integrante di loro stessi, causando danno a se stessi e alle proprie famiglie. Sebbene agissimo in buona fede abbiamo da allora visto l'isolamento, la vergogna, la paura e la perdita di fede che questi messaggi creano".

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