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Fabrizio Corona estradato: sconterà la condanna in Italia

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Dopo una lunga udienza, dal Portogallo è arrivata la conferma che Fabrizio Corona sarà estradato e sconterà la sua pena (diventata di 7 anni e 10 mesi) in un carcere italiano. I giudici del Tribunal da Relação de Lisboa hanno infatti disposto che l'ex re dei paparazzi sia "consegnato nel più breve tempo possibile" alle autorità italiane, come riportato alle diverse agenzie di stampa da "fonti qualificate". Sempre secondo indiscrezioni, Corona dovrebbe fare ritorno in Italia già domani, venerdì, con un volo in partenza dalla capitale portoghese alle 13.30.

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L'estradizione del fotografo era data come certa dagli inquirenti, dal momento che il suo arresto è stato eseguito in conseguenza a un mandato di cattura europeo emesso dall'Italia, e l'unica incertezza erano i tempi tecnici per attuarla. Tuttavia, poiché Corona non si è opposto, ma anzi entrando in Tribunale ha dichiarato di "essere pronto ad essere estradato", la decisione è stata pressoché immediata, così come il disbrigo delle pratiche burocratiche necessarie alla sua attuazione. Il manager di Social Channel, dunque, dopo una latitanza per l'Europa durata quattro giorni, domani farà ritorno in Italia, a Malpensa, alle 17.15.

E considerata la gestione della sua 'consegna' ai poliziotti portoghesi e a quelli italiani, è molto probabile che Corona farà in modo di trasformare in uno scoop anche il rientro nel Belpaese. Dopo la minaccia di querelare "chi scriverà che ho pianto" al suo arrivo al Tribunal da Relação e un siparietto con una cronista durante una pausa dell'udienza - "Non parlo francese... mon amour", ha detto il fotografo in risposta a una domanda della giornalista, che però non era francese, ma portoghese - dall'ex re dei paparazzi è infatti lecito aspettarsi un qualche coup de théâtre al momento del suo arrivo in Italia.

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Del resto, già oggi il fotografo ha affidato a Social Channel un messaggio audio in cui racconta la sua fuga, spiegando che "appena ho saputo la sentenza, senza versare una sola lacrima, ho preso una decisione che mi ero preparato mentalmente una settimana prima, perché io non scappo e non sono mai scappato". "Il tempo di studiarmi tutto quello che era successo in Italia, tutte le trasmissioni, tutto quello che hanno pubblicato, vedere soprattutto i fan che mi hanno aiutato, e stamattina mi sono consegnato alla polizia per pagare le mie pene qua (Lisbona, ndr)", si sente ancora dire a Corona, che poi conclude affermando di avere scelto la capitale portoghese "soprattutto per chiedere giustizia, perché quello che mi hanno fatto è indecente. In Italia oltre a rischiare la galera a vita rischio anche la morte se dovessi finire in carcere".

Un'affermazione, quest'ultima, alla quale oggi ha risposto con una nota il segretario generale del Sappe, il sindacato di polizia giudiziaria, Donato Capece: "Mi auguro che Corona venga presto estradato in Italia a scontare la pena per la quale è stato condannato: si renderà così conto dell'alto livello di civiltà delle nostre carceri, nonostante l'endemico sovraffollamento, e dell'alta professionalità dei poliziotti penitenziari e di tutti gli operatori". Capece ha quindi concluso affermando: "Peraltro, potrebbe chiedere lumi al suo mentore Lele Mora, che ha scritto un libro proprio sugli 'angeli custodi' della polizia penitenziaria".

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