Excite

Fabrizio Corona parla dal carcere: "La detenzione mi ha salvato, ora sono un uomo migliore"

  • Getty Images

Il carcere come esperienza dura ma necessaria per ritrovare il significato del proprio percorso, tra sofferenza e nuovi progetti da mettere a frutto in un futuro non lontano. Sembra questo l’insegnamento tratto da Fabrizio Corona nel lungo periodo di detenzione cominciato oltre un anno fa e destinato a proseguire ancora a lungo, nonostante i passi in avanti recentemente determinati dalla riduzione della pena a 6 anni e undici mesi sui quattordici restanti.

Fabrizio Corona, stoccate a Nina Moric: "Ti sei lasciata andare"

“Il dna non si può cambiare” ammette l’ex re dei paparazzi in un’intervista a distanza realizzata dall’Ansa per mezzo di domande e risposte scritte, ma la vera novità sta nel fatto che dietro le sbarre è stato possibile “scoprire il senso della realtà” per poi “proseguire nel modo migliore lungo la strada della vita. Insomma, il Corona che non ti aspetti si apre a riflessioni filosofiche, ispirate dal calvario della reclusione e finalizzate a far “tornare coi piedi per terra” un personaggio finora salito continuamente agli onori delle cronache nazionali come simbolo degli eccessi e di un modus vivendi da star senza limiti di alcun tipo.

La battaglia giudiziaria ad ogni modo prosegue, con qualche significativo passo in avanti ottenuto grazie alla perseveranza degli avvocati difensori, non a caso citati ed espressamente ringraziati in più di una occasione dall’illustre assistito, altrimenti condannato ad un altro abbondante decennio di prigionia sulla base delle due sentenze per lo scandalo Vallettopoli passate in giudicato. “In tante cose sono migliorato” prosegue Fabrizio Corona nella sua lettera all’agenzia di stampa, piena di riferimenti alla quotidianità del carcere, dove gli è stato possibile vedere coi propri occhi “cosa sono la cattiveria e la vera violenza ed anche conoscere da vicino “angoscia, sofferenza, sconforto, tormento e paura.

Non mancano, in questa confessione-sfogo consegnata ai giornalisti dell’Ansa, passaggi autocritici, in merito alla passata gestione delle vicende giudiziarie sfociate poi nelle condanne adesso da scontare per intero: “Il mio errore principale è stato rifiutare il patteggiamento ad otto mesi, dato che poi venni arrestato da incensurato e trasferito a Potenza in un carcere duro, dal quale uscii arrabbiato col mondo” è l’amara constatazione del fotografo dei vip, che rammenta di aver fatto conoscenza proprio nel penitenziario lucano di quel tale Pepe Iannicelli recentemente ucciso in un agguato da sicari di mafia insieme alla compagna ed a “quell’angelo del nipote di tre anni”.

L’unico desiderio, espresso a chiare lettere da Corona nell’intervista come proposito da mettere in pratica il giorno dopo della scarcerazione (tuttavia ancora lontana nel tempo) è attualmente quello di rivedere il figlio “e andare a prenderlo a scuola per rendersi conto con maggiore chiarezza di “quante cose della vita si perdono” trovandosi dietro le sbarre di un istituto di reclusione.

magazine.excite.it fa parte del Canale Blogo News - Excite Network Copyright ©1995 - 2017