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Famiglie italiane in Congo, paura per gli spari all'aeroporto di Kinshasa: "Aiutateci"

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Una serie di sparatorie hanno assediato Kinshasa e altri centri del Congo, dove alcuni gruppi organizzati di ribelli hanno ingaggiato conflitti a fuoco con le forze di sicurezza nazionali. Secondo quanto è trapelato nel pomeriggio, ad avere la peggio sono stati i miliziani, sconfitti su tutti i fronti con un bilancio che al momento dovrebbe ammontare a 40 vittime, nessuna delle quali appartenente all’esercito regolare.

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Fortunatamente illesi, stando alle fonti ufficiali del governo congolese, tutti i civili che si trovavano all’aeroporto internazionale della capitale Kinshasa, teatro del più violento e prolungato degli scontri tra attentatori e soldati, mentre sul campo nello scalo sono rimasti 16 morti, interamente ascrivibili alle fila dei ribelli.

Anche nella sede centrale della televisione di Stato e nei locali dello Stato maggiore dell’esercito si sono consumate dure battaglie a colpi di mitra, conclusesi rispettivamente con l’uccisione di otto e sedici guerriglieri antigovernativi.

Grande la preoccupazione delle famiglie italiane presenti dentro i confini dello stato africano, considerata l’alta tensione che si respira nelle principali città del Congo, dalla capitale a Lubumbashi, nella provincia di Katanga, passando per altre zone non raggiunte dal conflitto in queste ore ma tutt’altro che fuori pericolo.

Molte coppie, arrivate tempo fa dall’Italia per portare a termine le procedure di adozione ma rimaste “intrappolate” per gravi e inattesi problemi burocratici, hanno chiesto espressamente l’aiuto del personale dell'ambasciata, chiamando in causa l’esecutivo di Roma sia per l’escalation di violenza in corso che per il blocco dei loro bambini negli orfanotrofi.

In risposta agli appelli rivolti al governo nei giorni scorsi, il primo ministro Enrico Letta ha assicurato il massimo impegno delle istituzioni italiane per una via d’uscita rapida e dignitosa dall’attuale impasse: Siamo vicini alle 24 famiglie interessate dallo stop alle adozioni internazionali in Congo”, ha dichiarato il presidente del Consiglio da Palazzo Chigi, “e per questo stiamo lavorando da settimane”.

Nonostante la crescente paura per l’ondata di violenza nel paese dei loro figli adottivi, nessuno tra i nostri connazionali sembra intenzionato a tornare senza i bimbi, che sperano di portare in Italia con l’ausilio di un passaporto diplomatico ufficialmente richiesto al ministero degli Affari Esteri.

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