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Federico Aldrovandi, poliziotti condannati: in carcere sei mesi tre degli agenti

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Sei mesi di carcere aspettano Paolo Forlani, Monica Segatto e Luca Pollastri, tre dei quattro poliziotti che la mattina del 25 settembre 2005 uccisero Federico Aldrovandi, colpendolo ripetutamente con i manganelli, fino a spezzarli. Per la morte del ragazzo, appena diciottenne, gli agenti sono stati riconosciuti colpevoli di "eccesso colposo nell'omicidio colposo", con una condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione, e oggi il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha stabilito che la parte residua della pena, quella cioè non condonata dall'indulto, dovranno scontarla in carcere. La posizione del quarto poliziotto coinvolto, Enzo Pontani, sarà invece discussa il 26 febbraio.

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La decisione della Corte è arrivata dopo una durissima requisitoria del procuratore generale, Miranda Bambace, che ha sottolineato prima la violazione da parte dei poliziotti di tutta una serie di protocolli di intervento durante il fermo di Federico, non ultimo l'impiego dei manganelli, e poi la mancanza di qualsiasi dimostrazione di dispiacere o pentimento per la morte del diciottenne. Uno di loro, anzi, Paolo Forlani, lo scorso anno ha insultato pesantemente la signora Aldrovandi, Patrizia, chiedendo poi scusa per quel gesto, ma mai per la morte del figlio.

"Non si è dato registrare un atto concreto" che dimostri "effettiva comprensione della vicenda delittuosa" e "presa di distanza dalla stessa", ha scritto il Tribunale nelle motivazioni della sentenza con la quale ha condannato Forlani, Segatto e Pollastri a sei mesi di carcere, aggiungendo che non c'è stata "nessuna manifestazione esplicita e concreta di resipiscenza" né alcun "gesto anche solo simbolico nei confronti della vittima o dei suoi familiari" da parte degli agenti, e rigettando pertanto la richiesta di affidamento ai servizi sociali, e in subordine di arresti domiciliari, avanzata dagli avvocati dei poliziotti.

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"Un altro passo nella direzione giusta e un altro pochino di giustizia che arriva per Federico", ha detto la mamma, la signora Patrizia Moretti, al telefono con l'Ansa, aggiungendo di credere che "il carcere sia una cosa giusta" per "chi ha ucciso una persona" e chiedendo quindi allo Stato di "dissociarsi" dagli agenti responsabili della morte del figlio: "La Polizia non li merita, nessuno di noi li merita". Parole cariche di dolore, ma come sempre piene di dignità, alle quali hanno fatto eco quelle del papà di Federico, Lino, che ha detto: "Era quello che mi aspettavo, ma non posso dire di essere felice, perché la felicità mi è stata tolta da questi quattro individui il 25 settembre 2005". Il signor Aldrovandi ha poi aggiunto di essere stato sempre fiducioso "nei giudici, nelle istituzioni, non avevo personalmente dei dubbi" e ha concluso affermando, "dopo questa decisione", di aspettarsi "il licenziamento, come del resto è stato chiesto da uno dei sindacato di polizia, il Silp-Cgil che ci è sempre stato vicino", dei quattro agenti.

Alla decisione del Tribunale di sorveglianza di Bologna sono seguiti commenti anche dal mondo politico e istituzionale con Nichi Vendola che ha twittato: "Alla famiglia di Aldrovandi un grande abbraccio: da loro in questi anni gesti e parole di grande dignità. Ora il nuovo Parlamento che verrà faccia diventare reato la tortura anche in Italia" e la rappresentante Sel emiliana, Valentina Cuppi, che ha applaudito la sentenza della Corte, aggiungendo però: "Patrizia Moretti ha ragione, non basta. Perché sei mesi di reclusione non sono proporzionati alla colpa commessa - un omicidio compiuto vestendo la divisa - e perché fino ad ora i tre poliziotti sono stati solo sospesi dalle Forze dell'Ordine".

Completamente diversa, invece, la posizione di Massimiliano Mazzanti, di Fratelli d'Italia, che ha parlato di "una vergogna senza precedenti" per la decisione di mandare "tre poliziotti in galera per un semestre di pena residuale, quando si chiede di liberare galeotti e spacciatori con la scusa che le carceri scoppierebbero", e ha annuciato che si adopererà "per un'immediata petizione per ottenere subito un provvedimento di clemenza". E molto duro è stato anche Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, che ha accusato il Tribunale di aver preso una decisione "estremamente funzionale al bisogno di vendetta dei protagonisti di questa drammatica storia" e "anche alle campagne d'odio e denigrazione delle forze dell'ordine che, per qualche incredibile motivo, in mezzo a ruberie e abusi d'ogni genere, hanno vinto la poltrona dei cattivi dell'anno in questo strano Paese".

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