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Femminicidio, Don Piero Corsi: "Colpa delle donne". Le reazioni indignate

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Sono ormai 118 le donne uccise in Italia dall'inizio del 2012: un numero impressionante di vittime, uccise in quanto donne, da uomini che spesso hanno condiviso con loro un tratto di vita. Il nostro Paese vanta il drammatico record di femminicidi in Europa, con un altissimo numero di violenze consumate tra le mura domestiche. E mentre si discute sulla necessità di una legge che regolamenti le pene per delitti ed abusi contro le donne, messaggi shock arrivano da ambienti vicini alla Chiesa. Addirittura dagli stessi luogi consacrati a Dio. E' successo a Lerici, un paese della provincia di La Spezia, noto negli ultimi giorni anche per il rapimento dell'imprenditore Andrea Calevo.

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Don Piero Corsi ha affisso al portone della parrocchia di San Terenzio un manifesto dal titolo "Donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?". Il parroco ha esposto l'estratto dalla lettera apostolica "Mulieres dignitatem" commentata dal direttore di Pontifex.it, Bruno Volpe, provocando lo sconcerto tra i fedeli. Un testo che ha fatto scalpore negli ultimi giorni per la tesi avanzata sul femminicidio: la colpa di questa escalation di violenza nei confonti delle donne è da ricercare nelle donne stesse, che si allontanano dalla famiglia e dai valori tradizionali. Un testo infarcito di frasi che invitano a cercare in taluni atteggiamenti femminili le ragioni di un fenomeno atroce: "Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi..." oppure "Quante volte vediamo ragazze e anche signore mature circolare per la strada in vestiti provocanti e succinti?". E ancora: "Quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre, nei cinema, eccetera? Potrebbero farne a meno. Costoro provocano gli istinti peggiori e se poi si arriva alla violenza o all’abuso sessuale...".

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Il manifesto affisso da Don Corsi è un chiaro invito alle donne a sentirsi colpevoli delle violenze subìte, con un'assoluzione di quegli aguzzini che sarebbero indotti a far del male proprio da certi loro comportamenti: "Possibile che in un sol colpo siano impazziti tutti? Cadono nell’arroganza e si sentono indipendenti. Donne e ragazze in abiti succinti provocano gli istinti, facciano un sano esame di coscienza: forse ce lo siamo andato a cercare".

L'iniziativa ha scatenato le reazioni indignate dei parrocchiani ed ha assunto subito un'eco nazionale. La presidente di Telefono Rosa Maria Gabriella Carnieri Moscatelli è intervenuta sull'accaduto chiedendo che le massime autorità civili e religiose si attivino perché il manifesto venga immediatamente rimosso: "È una gravissima offesa alla dignità delle donne (...) una vera e propria istigazione a un comportamento violento".

Anche le donne dell’amministrazione comunale di Lerici hanno condannato duramente il gesto del parroco, sottoscrivendo un documento in cui definiscono "farneticanti e provocatori" gli slogan affissi in chiesa: "Ci si chiede come sia possibile spiegare il numero sempre più crescente di episodi di abusi e violenze di cui ogni anno rimangono vittime tantissime donne e lo si riconduce a un atteggiamento 'vizioso' assunto dalle donne di oggi che non vogliono più ricoprire il loro ruolo tradizionale di angelo del focolare, dedite alla famiglia, al marito e ai figli - scrivono gli assessori Veruschka Fedi e Olga Tartarini e le consigliere Monica Rossi e Giuliana Seratini in una nota congiunta - È colpa delle donne se ogni tanto si prendono qualche schiaffo o ancora peggio vengono brutalmente assassinate dai loro compagni? Non riteniamo giustificabile lo scatenarsi dell’aggressività come tentativo disperato di ristabilire un ordine che confermi e legittimi il bisogno maschile di rassicurazione".

Per Don Corsi non si tratta del primo episoio del genere: in passato aveva affisso alle porte della chiesa volantini satirici contro l'Islam e contro gli immigrati.

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