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Francia, eutanasia: sì dei medici a "richieste persistenti, lucide e ripetute"

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Dopo l'apertura alle nozze gay, la Francia compie un altro storico passo nella direzione del riconoscimento dei diritti del singolo: il Consiglio Nazionale dell'Ordine dei medici ha infatti dato il proprio consenso alla "sedazione terminale" per i pazienti che si trovano in uno stadio della malattia per il quale "tutte le cure sono diventate inoperanti e sono state avviate le cure palliative" e che hanno fatto "richieste persistenti, lucide e ripetute".

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La parola "eutanasia" non è mai utilizzata, ma parlando di "un dovere di umanità" per "agonie prolungate e dolori incontrollabili", di fatto l'Ordine dei medici d'Oltralpe autorizza a utilizzare la pratica per i pazienti che si trovano in fin di vita, pur chiamandola, con rigoroso e inoppugnabile distinguo scientifico, "sedazione terminale", e prevedendo per la sua applicazione il riconoscimento di "situazioni cliniche eccezionali" da parte non di "un solo medico", ma di "una formazione collegiale".

Per Amedeo Bianco, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei medici italiani (FNOMCEO), quello approvato dall'Ordine francese è "un principio presente e accettato eticamente da tempo nel mondo medico, il cui fine non è provocare la morte ma controllare il dolore e la sofferenza" e il fatto che "come effetto secondario ci possa essere l'accelerazione" del fine vita non significa tuttavia praticare l'eutanasia.

Bianco infatti sottolinea che l'obiettivo della sedazione terminale "non è quello di provocare il decesso, bensì di dare sollievo alla sofferenza, che è un principio nobilissimo e già consentito dal punto di vista etico" e osserva che "i medici francesi hanno sentito il bisogno di puntualizzare" proprio la differenza tra questa pratica medica e l'eutanasia, che Oltralpe resta illegale.

E in effetti, a leggere il comunicato dell'Ordine, la ragione del distinguo sembra proprio quella suggerita da Bianco. In Francia infatti dal 2005 vige la legge Leonetti contro l'accanimento terapeutico, ma essa "non offre soluzioni a certi casi di agonie prolungate o con dolori psicologici e/o fisici che, nonostante i mezzi applicati, restano incontrollabili". Dunque, "benché rare", dette situazioni "non possono restare senza risposta", pertanto ecco il motivo della possibilità di "una sedazione adatta, profonda e terminale, praticata nel rispetto della dignità".

Una posizione verso la quale anche in Italia "c'è sufficiente consenso", come spiega ancora Bianco, concludendo: "Nel nostro codice deontologico il principio (della sedazione terminale, ndr) c'è già, e per una volta non siamo indietro".

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