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Franzoni, condanna confermata. La difesa: "Possibilità di revisione"

E' finita. Alle undici di sera, tre ore dopo la lettura del verdetto della Cassazione che ha confermato la condanna a 16 anni, per l'omicidio del figlio Samuele di tre anni, Anna Maria Franzoni è entrata nel carcere bolognese della Dozza, a bordo di un auto dei carabinieri. Già in serata era stata arrestata a Ripoli Santa Cristina, il paesino dove abitava sull'Appennino bolognese, in esecuzione dell'ordine di cattura firmato dalla Procura generale di Torino.

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I figli di Annamaria Franzoni, i piccoli Davide e Gioele, quando sono arrivati i carabinieri per prelevare la loro mamma sono scoppiati a piangere e a implorarla di non andare via, mentre lei si è lasciata andare a una frase di sconforto: "Che fate, e ora i miei bambini?".

Lo ha riferito una vicina di casa che è stato a fianco della donna nell'abitazione di Ripoli. Quando è partito il corteo dei carabinieri per portare la Franzoni in carcere, una donna le ha gridato: "Annamaria, ti vogliamo bene".

La Franzoni ha trascorso la prima notte in carcere guardata a vista da due agenti della Polizia penitenziaria: temono che possa sucidarsi. Paola Savio, legale della mamma di Cogne ieri sera a Matrix ha parlato di possibilità di revisione del processo nel caso emergano nuovi elementi, magari con l'ausilio di nuove tecniche scientifiche.

L'avvocato ha detto che di fronte a una donna che si è sempre proclamata innocente e che chiede che cosa si può fare e giusto spiegarle che esiste la revisione. "Il procedimento ha esaurito suoi gradi" - ha detto la Savio - "ma il nostro ordinamento prevede anche l'istituto della revisione. E' un'eventualità anche se parlarne adesso è un po' presto".

Aggiornamento La Procura generale di Torino ha chiesto l'applicazione dell'indulto per Anna Maria Franzoni. L'iniziativa è dettata dalla norma e per la madre di Samuele questo comporterebbe uno sconto di tre anni della pena. L'indulto non era stato concesso dalla Corte d'Assise d'appello perchè, come si legge nelle motivazioni della sentenza, "l'imputata è indagata per concorso in calunnia aggravata" nel procedimento chiamato Cogne-Bis.

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