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Fumo: meno infarti dopo la legge Sirchia

Meno infarti dopo la tanto steggiata legge Sirchia che, dal 2005, ha bandito il fumo dai locali pubblici. Lo rivela uno studio italiano della Asl Roma E che svela: gli infarti sono diminuiti dell'11 per cento nella fascia d'età tra i 35 e i 64 anni; meno 7,9% tra i 65 e i 74 anni.

La ricerca effettuata sulla città di Roma, che ha guadagnato la pubblicazione sulle pagine di Circulation (la rivista dell'American Heart Association), ha dimostrato che l'adozione del provvedimento ha abbattuto i ricoveri per attacchi di cuore. Lo studio, effettuato dal reparto di epidemiologia della Asl di Roma E, ha esaminato i ricoveri per infarti nella capitale dal 2000 al 2004 e nel 2005, anno di adozione della legge Sirchia. Il risultato, corretto tenendo conto anche di fattori ambientali come inquinamento e incidenza di malattie respiratorie, è stato che i ricoveri sono scesi dell'11% fra le persone tra i 35 e i 64 anni, e dell'8% nei più anziani.

A beneficiare del divieto in termini di salute del cuore - spiega Francesco Forastiere, epidemiologo dell'Asl Roma E, nonchè della Commissione Ambiente e salute dell'European Respiratory Society - sono proprio i cittadini che rientrano nella fascia d'età più esposta al fumo in bar e ristoranti". Gli effetti della legge Sirchia si fanno sentire anche tra i 65 e i 74 anni. "In questa fascia, infatti - conferma Forastiere - il calo degli infarti si attesta al 7,9%, e anche questo è senz'altro un buon risultato". Nessun beneficio, invece, per gli anziani. "Negli over 75 - spiega l'epidemiologo - non abbiamo rilevato alcun effetto". Un dato, quest'ultimo, che di fatto non sorprende se si considera che i "nonni" sono meno soliti frequentare pub, caffetterie e altri luoghi pubblici dove le sigarette non sono più ammesse.

Con la legge anti-fumo - spiega ancora Forastiere - è scesa la concentrazione degli inquinanti da polveri del tabacco", il che spiegherebbe il calo degli infarti da un estremo all'altro della Penisola. "La gran parte di questa riduzione si deve al calo dell'esposizione al fumo passivo. E ciò è importante perchè mostra l'impatto di un intervento sulla salute pubblica che può essere attuato anche in altri Paesi". Italia, Gran Bretagna, Irlanda e alcuni altri Paesi europei hanno vietato il fumo nei luoghi pubblici e molti esperti chiedono all'Ue di adottare se possibile un bando ancora più severo e restrittivo. In Italia fumano circa il 30% degli uomini e il 20% delle donne.

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