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Furti di bagagli negli aeroporti d'Italia: arrestati 19 dipendenti Alitalia-Cai

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E' durata oltre un anno l'indagine della Procura della Repubblica di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, sui furti nei bagagli dei passeggeri negli aeroporti italiani. Una maxi-inchiesta partita dalle segnalazioni della polizia di frontiera, che ha portato all'emissione di arresti e obblighi di presentazione per 86 dipendenti di diversi aeroporti italiani.

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Tra queste, 49 misure cautelari riguardano altrettanti dipendenti dell'Alitalia-Cai a Fiumicino, di cui 19 tra gli addetti alle operazioni di handling sono finiti agli arresti domiciliari, mentre ad altri 30 operai di altre società di handling di cui si avvale Alitalia in altri scali, è stato notificato l'obbligo di firma per analoghi reati commessi in diversi aeroporti nazionali (Lamezia Terme, Bari, Bologna, Milano Linate, Napoli, Palermo, Roma Fiumicino e Verona).

L'operazione, denominata "Stive pulite", ha indagato sui furti e i danneggiamenti a bagagli in diversi scali d'Italia, dove i dipendenti aprivano le valigie e ne rubavano il contenuto, oppure le danneggiavano per ripicca quando non riuscivano ad aprirle. I reati contestati, come si legge nelle ordinanze emesse dall'Ufficio del Gip, sono "tentato furto e furto consumato aggravati, nonchè di danneggiamento, commessi in danno degli ignari clienti della compagnia di bandiera".

Per la prima volta le attività di intercettazioni audiovisive a bordo degli aeromobili hanno permesso agli inquirenti di identificare gli autori dei numerosi reati: sono oltre 100 gli episodi di reato venuti alla luce grazie all'inchiesta, che ha impegnato 400 agenti della Polizia di Stato in servizio negli uffici di Frontiera aerea degli aeroporti e dei Reparti prevenzione Crimine Calabria di Rosarno e Siderno. .

Alitalia-Cai ha collaborato con gli inquirenti, come sottlinea la polizia di frontiera: "Determinante è stato il ruolo della Direzione Sicurezza di Alitalia Cai, che ha collaborato fattivamente con gli inquirenti mettendosi costantemente a disposizione della Polizia Giudiziaria nelle fasi più delicate dell'indagine". Ora i dipendenti accusati di furto e danneggiamento, oltre alla perdita del posto di lavoro, rischiano fino a 6 anni di carcere.

Intanto i consumatori sono sul piede di guerra. Il Codacons esprime tutto il suo disappunto per la vicenda incresciosa in una nota ufficiale, invitanto ad implementare maggiori e più efficaci misure di sicurezza: "È vergognoso che dopo lo scandalo verificatosi nel 2002, a oltre dieci anni di distanza, non sia stata ancora fatta pulizia e che non siano stati ancora predisposti strumenti idonei ad impedire questi furti".

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