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G8 - Diaz, le motivazioni della Cassazione: "L'Italia screditata nel mondo"

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La magistratura ha scritto una nuova pagina sull'inquietante vicenda giudiziaria del G8 di Genova del 2001: è stata resa nota la motivazione della sentenza di condanna della Suprema Corte per i vertici di polizia che irruppero nella scuola Diaz dove alloggiavano i no-global durante nei giorni della protesta e in particolare nella notte del 21 luglio 2001.

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La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha utilizzato parole durissime per definire la condotta manifestata in occasione dell'irruzione alla Diaz, accusando la polizia di aver "gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero". In 186 pagine di sentenza è raccolta la condanna per gli atti di violenza gratuita e gli arresti immotivati di manifestanti indifesi e inerti. Una manifestazione di forza di cui non solo non vi era necessità, ma che ha annientato ogni diritto umano di fronte ad "un puro esercizio di violenza (...) di una gravità inusitata".

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Un episodio che Amnesty International non aveva esitato a definire "la più grave sospensione dei diritti democratici di un Paese" e che di recente è stata raccontata in modo disarmante dal film di Daniele Vicari Diaz – Don’t clean up this blood. L'assalto alla scuola Diaz di Genova è stato descritto dalla sentenza della Cassazione come un inspiegabile abuso di potere, con pestaggi dalla ferocia inaudita rivolti contro masse di innocenti: "L'assoluta gravità sta nel fatto che le violenze, generalizzate in tutti gli ambienti della scuola, si sono scatenate contro persone all'evidenza inermi, alcune dormienti, altre già in atteggiamento di sottomissione con le mani alzate e, spesso, con la loro posizione seduta in manifesta attesa di disposizioni, così da potersi dire che s'era trattato di violenza non giustificata e punitiva, vendicativa e diretta all'umiliazione e alla sofferenza fisica e mentale delle vittime".

Nella stessa sentenza si legge la condanna ai vertici di comando e all'"odiosità del comportamento" che hanno tenuto in merito alla Diaz. Un atteggiamento caratterizzato da atti sleali di omertà "di chi, in posizione di comando a diversi livelli come i funzionari una volta preso atto che l’esito della perquisizione si era risolto nell’ingiustificabile massacro dei residenti nella scuola, invece di isolare ed emarginare i violenti denunciandoli, dissociandosi così da una condotta che aveva gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero e di rimettere in libertà gli arrestati, avevano scelto di persistere negli arresti creando una serie di false circostanze". Circostanze che avrebbero portato anche all'adozione di verbali contraffatti pur di indurre i pubblici ministeri a convalidare gli arresti.

Ad uscirne delegittimata è proprio la polizia di Stato che con quegli arresti immotivati aveva cercato di riscattare la propria immagine "apparsa inerte di fronte ai gravissimi fatti di devastazione e saccheggio che avevano riguardato la città di Genova". Proprio l'intenzione di riabilitare la credibilità delle forze dell'ordine dopo le critiche sulla gestione delle proteste in città durante il G8 sarebbe alla base dell'irruzione alla scuola Diaz.

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