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Gabriele Basilico, morto il fotografo che raccontò Beirut

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E' morto nella sua Milano, a 69 anni, il fotografo italiano Gabriele Basilico, considerato tra i più grandi artisti della fotografia a livello internazionale, esperto di paesaggi ed in particolare di fotografia di architettura.

Gabriele Basilico ha iniziato la sua carriera di fotografo dopo gli studi in architettura a Milano, nei primi anni '70, dedicandosi con continuità alla documentazione della città e del paesaggio urbano. Di lì a poco sarebbe diventato uno dei più noti fotografi documentaristi europei: il suo primo progetto fotografico è un lavoro sulla periferia industrale milanese, intitolato "Milano ritratti di fabbriche 1978-80".

Nel 1984 con il progetto Bord de mer è l'unico artista italiano a prendere parte alla Mission Photographique de la DATAR, progetto del governo francese affidato a un gruppo internazionale di fotografi per rappresentare la trasformazione del paesaggio di Francia.

A renderlo celebre è stato soprattutto il suo lavoro su Beirut, fotografata nel 1991 dopo la guerra civile che l'ha devastata per 15 anni. Anche negli anni successivi Basilico ha continuato a produrre mostre e libri, spesso dedicate al paesaggio urbano, come L’esperienza dei luoghi (1994), Sezioni del paesaggio Italiano (1998), Interrupted City (1999), Cityscapes (1999), Scattered City (2005). Negli ultimi anni ha preso parte ai progetti Silicon Valley su incarico del San Francisco M.O.M.A. e Mosca Verticale, progetto fotografico sul paesaggio urbano di Mosca, ripreso dalla sommità delle Sette Torri Staliniane.

Le sue fotografie, che ritraggono il progetto Porta Nuova dalla sua nascita ad oggi, sono state esposte sulle vetrine affacciate sulla rampa di corso Como in occasione dell'inaugurazione della nuova piazza dedicata alla collega Gae Aulenti a Milano. Nell'ultimo anno e mezzo ha combattuto con una grave malattia: le sue condizioni erano peggiorate nelle ultime settimane.

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