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Gaspare Spatuzza chiede perdono alla famiglia del piccolo Giuseppe Di Matteo

Deponendo al processo per il sequestro e l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, rapito il 23 novembre del 1993 ad Altofonte, tenuto prigioniero per 779 giorni, strangolato e sciolto nell'acido, il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza si è rivolto ai familiari del bambino e alla Corte d'assise, presieduta da Alfredo Montalto, e ha detto: 'Chiedo perdono alla famiglia del piccolo Giuseppe Di Matteo e a tutta la società civile che abbiamo violentato e oltraggiato'. Giuseppe Di Matteo venne rapito per indurre il padre, il pentito Santino Di Matteo, a ritrattare le sue accuse.

Spatuzza ha iniziato a collaborare con la giustizia il 27 marzo del 2008 durante un colloquio investigativo con il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Il collaboratore di giustizia, visibilmente commosso, ha così chiesto perdono, ma la madre del piccolo di Matteo, Franca Castellese, ha così replicato: 'Ma quale perdono, il mio cuore sanguina ancora. La morte di mio figlio è una ferita che non si rimarginerà mai. Non potrò mai perdonare gli assassini di mio figlio'. E ha aggiunto: 'Mi auguro che tutti coloro i quali hanno partecipato al sequestro e all'uccisione di mio figlio restino per sempre in carcere, a cominciare da quel 'mostro' di Giovanni Brusca'.

Spatuzza, con le lacrime che gli segnavano il volto, ieri mattina a Palermo ha ripercorso i momenti del sequestro del piccolo. Il collaboratore di giustizia ha detto: 'Noi siamo moralmente responsabili della fine di quel bellissimo angelo a cui abbiamo stroncato la vita. Anche se non l'abbiamo ucciso io e i miei coimputati siamo colpevoli del sequestro, ma anche della morte del ragazzino e ne daremo conto, non solo in questa vita, ma anche domani dove troveremo qualcuno ad aspettarci'.

Oltre a Spatuzza, gli imputati al processo, con l'accusa di sequestro di persona e omicidio, sono il capomafia di Brancaccio Giuseppe Graviano, il boss trapanese latitante Matteo Messina Denaro e i mafiosi Francesco Giuliano, Luigi Giacalone e Salvatore Benigno.

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