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Gay marketing, dalla tv a Berlusconi tutti vogliono gli omosessuali: tra ipocrisia e social omofobi, ecco che pensano gli italiani

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di Simone Rausi

E’ finita per sempre l’era dei gattini, un’insindacabile (ex) certezza per tutti i produttori di contenuti sul web. Fino a qualche mese fa, se volevi raccogliere Mi Piace e commenti su Facebook o scatenare una conversazione, ti bastava postare la faccia di un cucciolo. Oggi, quella granitica e rassicurante certezza te la può offrire solo un omosessuale. La stessa cosa vale per il meteo. Il caldo improvviso non basta più a riempire i silenzi in ascensore e non interessa neanche a Studio Aperto. Se devi intavolare una conversazione con un semi sconosciuto o riempire un buco in una giornata fiacca di notizie, puoi sempre tirare in mezzo la questione omosessuale…

Onda Pride 2014: giornata dell’orgoglio gay, le foto di sfilate e cortei nel mondo.

I gay sono la gallina dalle uova d’oro degli anni che stiamo vivendo. Tutti li vogliono: i giornali, le pubblicità, i politici. Personaggi che fino all’inizio della settimana andavano in iperventilazione alla vista di Vladimir Luxuria si riscoprono tesserati Arcigay. Aziende che prima non li consideravano come pubblico appetibile, conti alla mano, hanno appeso bandiere arcobaleno fuori dalla porta. Succede così che Findus mette in relazione un risotto ai gamberetti con il coming out del figliol prodigo (se ne parla per giorni) e Silvio Berlusconi, quello stesso Berlusconi che al processo Ruby diceva “Meglio appassionarsi alle belle ragazze che essere gay”, decide di lottare per i diritti degli omosessuali. I Gasparri della situazione si accodano in fretta a Silvio e già si teme che le prossime riunioni di partito Forza Italia le faccia al Mucca Assassina. Twitter si scatena e i gay sono tema caldo dell’agenda anche oggi. Come ieri. Probabilmente meno di domani.

Ma che bello! Il nostro Paese si è scrollato di dosso la polvere e ha deciso che, si, in fondo Giugno può essere un ottimo mese per risvegliare un po’ di coscienze dormienti da decenni e colmare le lacune con il resto dei Paesi Europei. Ma vogliamo crederci davvero? La verità è che certe opinioni sono sensibili allo spread, alle elezioni e alle ricerche di mercato. La lotta per i diritti gay diviene il mezzo e non il fine, l’unica via percorribile per arrivare a certi elettori o a certi consumatori. Una nicchia di mercato che, a quanto pare, è sempre più vasta.

Ma le opinioni vendute si riconoscono subito così come le lotte di facciata. Sono le stesse delle persone che si dicono orgogliosamente “open mind”, che non vogliono restare indietro (perché ormai si fa così) ma che in fondo proprio non ce la fanno a crederci a quello che dicono. Sono quelle stesse persone che si rivelano in tre frasi, passando dall’apertura al baratro: 1 – io non ho niente contro i ghei; 2 – ho molti amici ghei; 3 – l’importante è che non ci provino. Ad essere vicino ai gay si fa sempre e comunque una porca figura quindi, pazienza, ci si tappa il naso e si lotta. Tutti. Alla meglio si vende un risotto in più (se sei Findus), si conquistano gli elettori di sinistra (se sei Berlusconi), si fa la figura di uomini di mondo dal retrogusto cosmopolita.

Si chiama Gay marketing e si, funziona davvero. Il risultato è che chi era sensibile al tema lo resta comunque e, in alcuni casi, diventa pure un nuovo cliente/elettore. Chi invece le tematiche gay le ha sempre viste male si inasprisce ulteriormente e, in alcuni casi, passa al livello successivo, quello di omofobo. Il Gay marketing (commerciale, politico o relativo al mondo dell'informazione)il più delle volte non serve affatto a sensibilizzare, serve a vendere. Anche perchè, una buona parte di Italia sensibilizzata non lo è manco per niente. Basta leggere i commenti sotto una qualunque notizia a tema gay su Facebook (che non rappresenta certo l’Italia ma un vasto campione). Fate un esperimento. Noi l’abbiamo fatto e il risultato è che 43 commenti su 55 al Gay Pride di ieri contenevano al loro interno la parola “schifo”.

Voi vendete i vostri prodotti o vendete la vostra opinione riciclata. Di fatto l’Italia (o almeno buona parte) resta purtroppo quella di ieri. Si è solo messa una maschera di facciata. E in certi casi è davvero meglio coprirsi gli occhi.

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