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Gelli racconta la sua P2

Il sito Dagospia ha pubblicato un piccolo quanto interessantissimo estratto del libro-intervista “Licio Gelli - Parola di Venerabile” nel quale il giornalista Sandro Neri pone una miriade di domande al gran maestro della P2.
Nelle 250 pagine Gelli parla della sua vita, del grandissimo potere della sua loggia massonica e delle persone che ne fecero parte.
Vi proponiamo di seguito alcuni estratti del libro:

Cominciamo da lei. Da tempo si porta addosso molte etichette: il grande vecchio, il burattinaio, persino Belfagor. Ma lei chi è davvero e che definizione darebbe di se stesso?
Io sono quello che ero prima di venire linciato, venticinque anni fa, con l’esplosione dello scandalo della P2. Da allora di me è stato detto tutto e il suo contrario. Persino che avrei ordinato l’assassinio di un Papa. Nonostante le accuse, i processi e quelli che mi hanno voltato le spalle io sono rimasto tranquillo e sereno. E lo sono soprattutto oggi che ho avuto la possibilità di vedere che quanti avevano mal giudicato hanno dovuto prendere atto di essersi sbagliati. Le sentenze sulla P2 mi hanno dato ragione.

Libraio, rappresentante di macchine da scrivere, dirigente d’azienda, diplomatico ma anche, sostengono molti, agente segreto. E di sicuro capo di una loggia massonica che comprendeva anche ministri, sottosegretari, vertici delle forze armate e dei servizi di sicurezza. Qual è stato il suo lavoro? Quale la sua funzione?

Sono sempre stato fiero di essere italiano e ho sempre voluto bene al mio paese. Non mi sono mai fatto trasportare dalle ideologie politiche, anche se ognuno ha la propria e ha il diritto di restare fedele a questa come ho fatto io. Ovviamente vedo il mondo di oggi con occhi totalmente diversi rispetto a una volta; lo trovo cambiato, sicuramente in peggio.

Perché?
I valori tradizionali non ci sono più, sono stati completamente distrutti. E con loro gli ideali. Vede, un tempo le idee erano importanti, soprattutto per i giovani. Oggi i ragazzi – basta guardare il loro modo di vestire, i loro comportamenti – sono abbandonati a se stessi. Ovvio che si lamentino perché non vedono un avvenire di fronte a loro.

Mi ha detto un attimo fa: «Ognuno ha la propria ideologia e ha il diritto di restarle fedele come ho fatto io». A quale ideale è rimasto legato?
A quello fascista. Inoltre sono sempre stato monarchico.

Ma qui siamo in democrazia, l’Italia è una repubblica e il fascismo è crollato alla metà del secolo scorso.
Benissimo, rispetto le istituzioni. Ma da monarchico, non credendo nell’ordinamento repubblicano, non vado a votare. L’ho fatto solo tre volte, per dare una mano ad alcuni amici. Ho votato per il partito liberale, perché c’era l’avvocato Bianchi, per il partito socialista, che candidava l’avvocato Michelozzi, e infine per il Movimento Sociale, avvocato Danesi. Votare, d’altronde, non è un obbligo.

Crede nei partiti di oggi?
I partiti vivono solo per loro stessi e non mi sembra che si sentano così in dovere verso i cittadini.

Quanti dei personaggi che erano iscritti alla P2 si sono in seguito pentiti di tale scelta?
Solo uno, Maurizio Costanzo.

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