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Gianluca Pessotto: "La mia vita dopo l'inferno"

A un anno dal tentato suicidio Gianluca Pessotto deve avere ancora a che fare con le stampelle.
Servono dopo la seconda operazione al piede destro, il quarto intervento dopo quelli subiti a bacino e schiena.

27 giugno 2006, il giorno che ha cambiato la vita dell’ex difensore di Juventus e Nazionale.
"Ma non ricordo nulla. Buio totale. Però ci sono stati attimi in cui credevo di essere morto. Quelli li ricordo. Quando ero in coma farmacologico e sentivo il corpo andare, stavo per addormentarmi per non svegliarmi mai più".

Invece Gianluca ce la fa. Riapre gli occhi e il 17 luglio viene dichiarato fuori pericolo: "Ero pieno di fili, tubi. Non potevo parlare perché avevo subito una tracheotomia. 3 mesi vissuti come una pianta in un vaso. Venivo cambiato, svestito, lavato rigirato. In quei momenti si capisce come tutto quello che hai è guadagnato. Ogni gesto, ogni respiro in più".

La notizia del tentato suicidio gli è stata a lungo tenuta nascosta. "Mi avevano fatto intendere che si era trattato di un incidente automobilistico. Intuii la verità quando i colloqui con lo psichiatra si facevano più intensi. Il professor Munno mi confessò che ero volato giù dalla sede della Juventus. Non mangiai per due giorni".

Poi la rinascita: "A Natale sono stato in Uruguay, dal mio amico Paolo Montero. Dopo l'incidente, era rimasto a vegliarmi accanto al letto per due settimane. Quando sono stato da lui e l'ho abbracciato, è stato come se avessi abbracciato tutti coloro che mi erano stati vicino. Ora è sparita l'angoscia che mi mangiava e m'impediva persino di respirare. E' scomparsa la paura del futuro e della morte. Mi sento liberato da un peso immane: è stato un viaggio nel paese del dolore".

Gianluca oggi è tornato a lavorare, è un dirigente della società bianconera ("dal punto di vista professionale mi auguro che si ritornino a vincere coppe e scudetti") e riesce anche a scherzare su quel che gli è successo ("quando qualcuno mi dice "va bene, dài, buttiamoci", rispondo che normalmente mi butto solo io"). Difficile sopravvivere ad un incidente del genere, Gianluca ce l’ha fatta: "Forse quel giorno una mano dall'alto mi ha preso per i pochi capelli che avevo. Ci penso sempre".

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