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Giornalisti italiani fermati in Siria, Farnesina: "Massimo riserbo"

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Quattro giornalisti italiani sono stati fermati in Siria. La notizia si è diffusa nella tarda serata di ieri e all'inizio sembrava che fossero stati rapiti dalle milizie, ma nella notte sono arrivate nuove indiscrezioni secondo cui, invece, sarebbero "in stato di fermo" nel villaggio di Yaqubiya, a nord di Idlib, a quanto pare per avere filmato postazioni militari sensibili. La precisazione, fornita da agenzie siriane e straniere che operano nella regione turca di Hatay e in contatto con gli accompagnatori di uno dei reporter, sarebbe stata giudicata attendibile dalla Farnesina.

L'Unità di Crisi si è attivata immediatamente e dopo avere ricevuto conferme sull'identità dei quattro ha avvisato le famiglie - con le quali è ora in contatto costante - chiedendo altresì il "massimo riserbo" sulla vicenda. I nomi dei giornalisti fermati sono stati resi noti nella notte: si tratta del cronista Rai Armando Ricucci, del documentarista Andrea Vignali, del fotografo Elio Colavolpe e della freelance Susan Dabbous, in Siria da alcuni giorni per realizzare per La Storia siamo noi un reportage 'partecipato' dal titolo Silenzio si muore.

La nuova produzione Rai, infatti, prevede collegamenti giornalieri con alcune classi di una scuola di San Lazzaro di Savena, a Bologna, per costruire insieme il documentario sulla base delle domande dei ragazzi e delle storie raccontate dai giornalisti e proprio quando questi ultimi hanno mancato l'appuntamento di venerdì 4 aprile è scattato l'allarme: i cellulari GSM dei quattro e il satellitare di Ricucci, infatti, risultavano irraggiungibili.

A 'tradire' la troupe sarebbero stati gli uomini che quotidianamente - dal 2 aprile, giorno in cui era arrivata - l'accompagnava dal campo base in Turchia in Siria: appena oltre confine, infatti, avrebbero consegnato i giornalisti alle milizie fondamentaliste. La zona è la stessa dove a gennaio è stato rapito il freelance americano James Foley.

Tutti e quattro esperti, i connazionali fermati sapevano di andare incontro a una difficile missione, come ha scritto poco prima di partire lo stesso Ricucci sulla propria pagina Facebook: in Siria, afferma infatti il reporter, si assiste a "una tragedia infinita che si consuma nell'indifferenza delle cancellerie occidentali e dell'opinione pubblica internazionale. Raccontarla andando sul posto non è facile, come dimostra l'alto tributo di sangue già pagato dai giornalisti e dagli operatori dell'informazione che in questi due anni hanno provato a farlo".

E proprio per la delicatezza della situazione, la Rai, il presidente della Fsni, Franco Siddi, e la Farnesina hanno chiesto "massimo riserbo" sulle trattative in corso e sull'intera vicenda, nella speranza di una rapida e positiva conclusione.


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